Laici Missionari Comboniani

Magda Plekan, “Nuova” Laica Missionaria Comboniana

MagdaDal 27 al 29 giugno scorso si è tenuto l’ultimo incontro LMC, prima delle vacanze, durante il quale si è concluso il nostro anno di formazione. E’ stato un incontro molto speciale per il gruppo LMC e per tutta la Famiglia Comboniana.

Il 27 giugno, durante la Santa Messa nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù, presieduta da p. Keith Miąsik, Magda Plekan è ufficialmente entrata a far parte della comunità degli LMC. Il momento più importante si è avuto quando è stata letta la sua preghiera come atto libero e volontà di entrare nella comunità degli LMC.

E’ stata festa grande per tutta la nostra comunità; nonostante la giovane età, Magda ha risposto con coraggio alla chiamata di Dio. Siamo orgogliosi e felici per Magda, che oltre a Danka, Ewa, Asia e Monika è la quinta persona di nazionalità polacca facente parte a pieno titolo della comunità dei Laici Missionari Comboniani. Tutte le ragazze e tutta la comunità internazionale degli LMC abbracciano con la preghiera e augurano loro un inesauribile entusiasmo prendendo a modello S. Daniele Comboni.

Durante la Celebrazione Eucaristica di sabato abbiamo celebrato l’invio missionario per un’esperienza mensile del nostro gruppo da parte di sette persone. Zuza, Magda, Kasia, Piotrek, Maciek e suor Ula trascorreranno, con p. Maciek come guida, un mese in Africa facendo esperienza di vita missionaria e discernimento sulla propria vocazione.

Domenica abbiamo ascoltato la testimonianza di Magda, la nostra nuova LMC, che ha sottolineato che la comunità è stata molto importante per lei durante la sua esperienza missionaria e che è importante la preghiera che unisce. Ha condiviso inoltre con noi la sua esperienza su come ha maturato la decisione di entrare nella comunità degli LMC. Ha sottolineato che, durante il discernimento, è molto importante la pazienza e la fiducia in Dio.

Ringraziamo Dio per Magda e la sua vocazione ad essere LMC.

Magda Magda
Magda Magda

Gruppo LMC della Polonia

Ci servono missionari

MozambiqueDurante questo periodo dove ho avuto la fortuna di poter servire in seno all’organizzazione internazionale degli LMC, ho avuto modo di incontrare e interagire con numerosi missionari in tutto il mondo.

Abbiamo letto molte lettere di missionari provenienti da ogni luogo. Molti comunicano la gioia di una vita al servizio degli altri e come nel loro impegno si sono resi conto di vivere una vita piena e sono ora più felici. Molti ci parlano dei loro sogni e delle difficoltà incontrate nel loro lavoro, delle periferie delle grandi città, delle difficoltà nell’insegnare in scuole con poche risorse ma a studenti straordinari. Alla ricerca di una buona formazione professionale per gli studenti e le famiglie delle comunità in cui vivono, nella cura dei malati negli ospedali e nei centri sanitari dove si trovano.

Essi condividono anche la loro esperienza di fede nelle comunità dove vivono; la responsabilità di ogni membro della comunità nel portare la Parola di Dio, in luoghi remoti a piedi, in bici, con la jeep o in canoa.

Si trova inoltre in queste lettere una miriade di esperienze, di gioia e di difficoltà condivise con la gente.

Ma ho anche molte richieste di personale. I missionari sono necessari! In molti luoghi la chiamata si ripete. Ci sono persone disponibili a venire nella nostra comunità?

I progetti di cooperazione sono importanti, le scuole, gli ospedali, le cooperative, la denuncia delle ingiustizie… tutto è importante e servono persone per continuare ad incoraggiare e ad essere ponti. Qualcuno però mi ha ricordato che “i mattoni non abbracciano.” Ed è vero, se c’è qualcosa che di solito sento dalla gente semplice è un ringraziamento nei confronti della società che offre missionari per essere con loro, per sostenerli nei momenti difficili, per celebrare le gioie insieme… per ricevere questro stretto abbraccio. Rendere presente l’amore di Dio attraverso le loro mani per sostenerli ed accompagnarli nel loro cammino.

Quindi, in questa celebrazione della solennità di Pentecoste, lasciamo che lo Spirito ci riempia, ci faccia uscire dai nostri ambienti chiusi e ci porti al centro delle piazze, sulle strade.

Se senti dentro di Te una chiamata alla missione, Ti invito a trovare il gruppo di riferimento più vicino nel luogo in cui vivi. È anche possibile visitare il nostro sito web, dove troverai i contatti di 20 paesi in cui siamo in Europa, Africa e America. Cerca altre persone come te e prenditi del tempo per discernere la Tua vocazione.

Non aspettare, ora è tempo! Non ritardare la risposta e inizia la Tua formazione che può portarTi a scegliere di vivere al servizio della missione.

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Comboni dice che “la missione è un progetto di amore per il quale non dobbiamo risparmiare alcuno sforzo“.

Sta a Te decidere…

 

Il coraggio della speranza nell’Africa di ieri e di oggi

CartelQuest’anno ricorre il decimo anniversario della canonizzazione di S. Daniele Comboni. Il 5 ottobre 2003 Comboni è stato proclamato Santo e proposto come testimone missionario esemplare da seguire, in particolare per il suo sconfinato amore all’Africa.

In questa ricorrenza, la famiglia comboniana, che raggruppa sacerdoti e fratelli comboniani, suore comboniane, laici comboniani e secolari comboniane, ha pensato di fare memoria dell’evento organizzando un incontro nell’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria il 13 marzo.

Il tema dell’incontro è significativo: Il coraggio della speranza nell’Africa di ieri e di oggi.

Occorreva coraggio credere nell’Africa ai tempi del Comboni; siamo alla metà del 1800, quando qualcuno pensava che gli africani fossero persone di categoria B o senz’anima. Occorre coraggio anche oggi credere che gli africani sono gli artefici del loro domani. C’è troppo spesso un’idea negativa dell’Africa: fame, guerra, povertà, malattie. L’Africa invece è ricca di risorse non solo materiali, ma umane. Solo che è impoverita da sfruttamento, oppressioni e furti.

I relatori della tavola rotonda sono persone che conoscono profondamente l’Africa pur nella sua complessità e l’amano. P. Alex Zanotelli, comboniano, giornalista e attento conoscitore dell’Africa, ma che soprattutto ha fatto missione in Africa e ora la sta facendo qui in Italia; Jean-Léonard Touadi, politico, accademico, giornalista e scrittore, originario del Congo Brazzaville, primo parlamentare italiano di colore, ha collaborato con la Rai per iniziative televisive e radiofoniche a favore dell’intercultura.

Qui sotto, in breve, quello che è emerso dalla Tavola rotonda:

Due parole chiave: coraggio e speranza. Il coraggio di guardare in faccia la realtà denunciandone lo stato di degrado sociale generale e di essere onesti nei confronti di quanti desiderano ricevere informazioni su un’Africa quanto mai vicina a noi e la speranza che nasce proprio da questo momento di crisi identitaria, culturale, politica, economica e, non ultimo, storica attraverso un’azione politica che chiama in campo quanti desiderano cambiare lo stato delle cose. Attraverso le parole di p. Alex viene trasmesso l’insegnamento del Comboni secondo cui «è dal Crocifisso che nasce la speranza», cioè dai popoli calpestati da un sistema avido di denaro e incurante delle ricadute negative che esso sta procurando all’intero pianeta.

A queste parole chiave se ne aggiunge una terza: Africa. Africa come madre di tutti i popoli con la quale non condividiamo lo stesso passato, bensì lo stesso avvenire. Africa come terra violentata, espropriata, calpestata da grandi uomini manovrati dai giochi della finanza, ma nello stesso tempo culla di un’umanità che celebra la vita e che grida al resto del mondo che occorre tornare alle origini, quando l’acqua della vita non era ancora stata sporcata e gli indigeni danzavano per fare festa, raccontarsi e ringraziare per il raccolto nei campi andato a buon fine.

encontroDopo una nota introduttiva di p. Antonio, della comunità dei missionari comboniani di Palermo, sul significato dell’iniziativa come occasione di dialogo per vedere alla luce della speranza la ricchezza dei valori che l’Africa possiede e la responsabilità dei paesi occidentali (dal Sud Sudan ultimo paese africano reso indipendente nel 2011 e oggi soggetto a guerre civili, al Nord Africa che anela alla libertà avendo mostrato la partecipazione attiva di molti giovani per una cittadinanza piena), è intervenuto p. Venanzio, missionario comboniano, con la presentazione della figura carismatica di San Daniele Comboni che quest’anno compie dieci anni dalla sua canonizzazione. Oggi ci si trova accanto a nuove nigrizie – africane e no – e di fronte a negrieri di nuova specie, e il missionario deve avere coraggio nei confronti delle croci, fiducia in Dio e amore per l’uomo allo stesso modo del Comboni che con il suo esempio ha impresso una svolta nell’opera missionaria attraverso la rigenerazione dell’Africa con l’Africa stessa.

Il professore di filosofia politica dell’Università di Palermo Salvatore Vaccaro ha moderato questo incontro che, attraverso la presenza di personalità tanto diverse quanto accomunate dagli stessi valori etico-morali, ha preso un andamento ben definito rispetto all’importanza di scegliere da che parte stare all’interno di un società frammentata e di mettere insieme le forze di ciascuno di noi per vivere pienamente la società globale e dare luogo anche ad una Chiesa globale.

Alex«Se non cominciamo dagli ultimi da che parte stiamo?» esclama p. Alex nel raccontare l’ultima sconfitta subita a Napoli per la causa del campo rom dato alle fiamme e l’incapacità del Comune di trovare soluzioni efficaci affinché le persone abbiano un posto in cui vivere. P. Alex parte da Napoli, dal luogo in cui oggi fa missione non solo per comunicare la sua amarezza, ma soprattutto per esprimere la necessità di sentirsi gli uni dentro gli altri, di compartecipare all’esperienza di Napoli guardando alla propria di realtà e di prenderne parte attraverso un impegno concreto nei confronti di ciò che andrebbe cambiato

L’Africa è il luogo da cui proveniamo e con cui siamo rimasti in contatto prima con lo schiavismo, poi con il colonialismo e il neocolonialismo e, infine, con la globalizzazione. Noi, l’Europa, l’Italia abbiamo utilizzato le risorse umane e materiali africane per trarne vantaggio grazie alla costruzione di “strutture di peccato” quali armi, multinazionali, banche che hanno condotto gli africani ad uno stato di povertà, non solo economica, ma anche antropologica, dal momento che l’africano tuttora risulta frustrato dal suo passato. La novità apportata dal Comboni alla fine dell’800 nel mondo missionario consiste nell’avere creduto che siano gli africani i veri rigeneratori, coloro i quali diventano figli di Dio in un contesto degradato e degradante in quanto li considerava senza anima. Attualmente tocca a noi, sia come missionarie e missionari sia come cittadini responsabili, fare proprio il principio della missione secondo cui occorre uscire dalla “invisible christianity” per entrare in una dimensione in cui legare fede e vita, cioè per camminare insieme alla gente.

Jean-LéonardJean-Léonard afferma che, oltre alla storia, ci siamo dimenticati delle numerose battaglie combattute affinché siano rispettati i diritti fondamentali dell’uomo, come quello di andare a scuola o di rivolgersi a una struttura sanitaria in caso di bisogno, che in Africa risultano sacrificati per ripagare un debito precedentemente contratto.

Il grande problema dell’Africa (e anche dell’Italia) è il fatto che l’élite ha assunto il ruolo di intermediario di affari finanziari con il mondo esterno e gli africani si ritrovano soli all’interno di un paese in cui i leader hanno rinunciato a fare politica pensando ai propri interessi. «Il connettivo ha sostituito il collettivo», vale a dire che nell’era della comunicazione e dello scambio della globalizzazione viene meno la solidarietà, la reciprocità a favore dell’economicità. Non esiste alcuna sostenibilità sociale e ambientale, non esistono strumenti adeguati per far fronte alle diverse situazioni che creano povertà: le foreste equatoriali sono state devastate; la lingua è diventata strumento politico di controllo e di allontanamento dalla realtà; l’urbanizzazione nelle grandi città aumenta a discapito dei beni a disposizione; si affacciano sul mercato mondiale nuovi concorrenti come la Turchia e il Giappone.

Con queste parole dalla tavola rotonda viene lanciato il monito a rivedere la storia perché ce ne siamo dimenticati piegando altri popoli allo stesso modo di come siamo stati piegati noi. Si esorta ad attentare al razzismo di Stato che emerge attraverso leggi incostituzionali e violazioni di diritti umani.

Quale Chiesa viviamo? Sembra sia in atto una nuova forma di potere definito durante l’incontro imperialismo religioso, laddove ci si impegna a promulgare e a far rispettare leggi che garantiscano l’immagine perbenista del nostro Paese piuttosto che leggi adeguate sull’immigrazione.

Quale risposta dare ai poveri? La presenza di Papa Francesco rappresenta una speranza in tal senso, il quale con grande coraggio ha messo in discussione la Chiesa sollecitandola verso un’umanità plurale, verso una Chiesa plurale fatta di tante voci, di tanti volti diversi.

Occorre far uscire l’Africa dallo stato di necessità e farsi aiutare dall’Africa per mettere in moto una modalità di produrre ricchezza diversa rispetto a quella finora sperimentata. Occorrono conoscenza, analisi, riflessione critica per costruire percorsi comunitari che partano dal basso, dalla gente e per favorire lo sviluppo economico alternativo perché è attraverso una rivoluzione mentale che è possibile affrontare la crisi in cui versiamo, a partire da quella del rispetto della persona. Inoltre, perché ciò avvenga, non ci si può rivolgere alla politica che certifica la divaricazione tra l’élite e la popolazione, ma occorre ritrovare quegli spazi che consentano di mettere in comune idee, risorse, forze di varia natura.

Il Comboni è stato definito profeta rispetto al suo nuovo sguardo sulle cose, con cui ha cambiato le sorti dell’essere missionario e ha dato vita ad un’opera di rigenerazione a partire da dentro, dall’Africa sofferente e nello stesso tempo piena di vita, e alla grandezza del suo sogno. Allo stesso modo i nuovi profeti sono le donne e gli uomini che si impegnano in questa storia affinché il Dio della vita non muoia mai e l’uomo possa salvarsi. Solo rimanendo tra la gente e attraverso un’azione comune alimentata dal coraggio della speranza è possibile vivere il locale pensando al globale, vale a dire dialogare e agire in questa storia per realizzare il sogno dell’umanità

LMC Italia

Animazione Missionaria a Meixomil (Portogallo)

Meixomil

Durante il weekend 14, 15 e 16 marzo, la comunità di vita di Porto ha tenuto un incontro presso la casa degli MCCJ a Maia per fare animazione missionaria nella parrocchia di Meixomil a Paços de Ferreira. L’incontro è iniziato con una preghiera nel giorno in cui si celebrava il 183° anniversario dalla nascita di San Daniele Comboni. In questo giorno speciale, Dio ha parlato così nella liturgia del giorno: “Il Signore Ti ha esaltato oggi per essere un solo popolo, come Ti ha detto, e per osservare tutti i Suoi comandamenti.” Deuteronomio 26, 18. Questo è il modo in cui Dio ci ha chiamati a un altro giorno di consacrazione a Lui, un giorno in cui siamo felici di essere stati scelti per adempiere ai Suoi comandi, al fine essere popolo di Dio.

Inseriti in questo ambiente in cui condividiamo la gioia del dono di essere Laici Missionari Comboniani, veniamo incoraggiati ad andare in cerca di percorsi di fede, nella gioia di vivere in comunione con tutti. Condividiamo con tutti i catechizzati, la felicità di riconoscere, come tutte le persone di questo mondo, che Dio ci ama così tanto; abbiamo cantato la canzone di buon compleanno a San Daniele Comboni e invitato i giovani che si preparano alla cresima a partecipare al progetto GIM del gruppo di Meixomil Ativo.

Durante il weekend nella medesima parrocchia è stata inoltre lanciata una campagna di raccolta fondi organizzata dal gruppo GIM di Meixomil Activo per il progetto KWE ZO ZO ( “Ogni persona è una persona”). In questo modo, durante il weekend abbiamo dato voce e condiviso con tutti le molteplici difficoltà dei pigmei cui vengono vietati ogni giorno i diritti umani fondamentali. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questo incontro di fine settimana, il gruppo GIM Meixomil Ativo, il parroco, i catechisti e catechizzati e tutta la comunità parrocchiale che ci hanno accolto così bene.

Durante questo incontro, si percepiva in tutti la gioia di servire e la consapevolezza di essere popolo di Dio. Come il Signore ci ha detto nelle letture della domenica “Lascia la Tua terra, la Tua famiglia e la casa di tuo padre e va verso il paese che io ti mostrerò”.  Genesi 12:1. E’ questo costante invito ad andare senza paura a servire che ci sollecita a dedicare ogni giorno il nostro tempo a questo compito, che ci porta a evangelizzare e a lasciarsi evangelizzare. Come dice Papa Francisco: “Vai, senza paura, a servire. Con queste tre parole, scoprirai che chi evangelizza, viene evangelizzato, chi trasmette la gioia della fede, riceve più gioia.”

Di Paula Sousa

Animazione Missionaria con i giovani della parrocchia di Carapira (Mozambico)

03-Animacao ChegadaIl 16 marzo di quest’anno si è tenuta la riunione dei giovani del distretto di Mutoro, una delle 3 aree della parrocchia, che coinvolge 96 giovani compresi i coordinatori e gli animatori dell’infanzia e adolescenza missionaria e giovani provenienti da 40 comunità presenti in 10 aree di questa regione. A questa riunione, gli LMC e i candidati alla formazione hanno partecipato a un momento di animazione missionaria con i giovani. L’incontro è iniziato alle 13 con la presentazione dei partecipanti, dove i laici in formazione hanno parlato della loro storia nel gruppo.

Dunque in Mozambico sono presenti 3 LMC stranieri e 4 missionari laici mozambicani in formazione. I Laici Missionari Comboniani hanno condiviso la storia di San Daniele Comboni, figlio di una famiglia povera italiana. Si è anche detto che la famiglia comboniana è composta da sacerdoti, fratelli, suore, laici e secolari.

Durante la conversazione, un giovane ha chiesto di conoscere il significato dell’essere secolare. Secolare significa essere missionario laico consacrato che vive la sua vocazione all’interno della sua famiglia senza l’unione coniugale.

Si è parlato anche di alcuni requisiti per diventare Missionari laici Comboniani.

Infine la riunione di animazione missionaria si è conclusa con la canzone <<Rallegratevi sempre nel Signore.>>

Flavio, gli LMC e Zeferino, candidato in formazione dei Laici Missionari Comboniani