Laici Missionari Comboniani

Messaggio di solidarietà alla Famiglia Comboniana nell’emergenza coronavirus

Comboni
Comboni

Roma, 15 marzo 2020

Giorno della nascita di San Daniele Comboni

”… sento un’ oppressione al cuore e sono costretto a volare in cielo colle mie idee, e riflettere che avete un appoggio più sublime, sicuro, ed infallibile del mio, cioè, siete meglio appoggiati sotto la custodia di Dio, che sotto la mia” (S 219)

S. Daniele Comboni a suo padre per la mamma ammalata

Carissimi sorelle e fratelli,

Vi salutiamo con affetto in questo momento di emergenza che, nel nome del nostro Signore Gesù e insieme al nostro Padre San Daniele Comboni, ci unisce maggiormente come Famiglia Comboniana. 

Viviamo in una situazione senza precedenti, causata dalla pandemia di coronavirus, che è già presente in più di 100 paesi dei cinque continenti. Uno dei paesi più colpiti è l’Italia, che sta combattendo con tutti i mezzi possibili per fermare i contagi. I più vulnerabili agli effetti di questo virus sono gli anziani o coloro che soffrono di malattie croniche, categoria in cui rientrano diversi dei nostri fratelli e sorelle.

Questa situazione inaspettata ci ha lasciato perplessi e ha sconvolto tutti i nostri piani. Siamo stati costretti ad adottare misure preventive molto severe in seguito alle indicazioni delle autorità competenti.  Quest’anno viviamo la Quaresima in un modo molto speciale, ma il Signore ci accompagna in questa realtà sconosciuta per la quale nessuno di noi era preparato. Eppure, nella debolezza, nella confusione, nella paura, Cristo si manifesta nella croce, soffre e muore per tutta l’umanità:  “dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pe 2, 24). Ma al di là della croce noi crediamo che con la Sua Resurrezione si aprono le porte della Vita nella sua pienezza: “perché abbiano la vita e l’abbiano in sovrabbondanza” (Gv 10, 10). Inoltre, entro questo limite imposto, siamo chiamati a vivere la nostra missione: innanzitutto condividendo la vita dei nostri popoli in solidarietà con la realtà che vivono come segno di speranza. In secondo luogo, anche se non possiamo svolgere, in alcune parti del mondo, celebrazioni liturgiche e pregare con la gente, possiamo intensificare la nostra vita di preghiera personale e comunitaria cercando Dio che ci parla dal profondo.

Questo virus ha abbattuto le barriere e i confini fra popoli e nazioni. Tutta l’umanità si sente unita nella stessa lotta per fermarlo. Tuttavia, è un momento per scoprire la nostra vulnerabilità. Al di là delle nostre culture e nazionalità, siamo tutti fratelli e sorelle di un’unica famiglia umana pellegrina con un destino comune. Per questo sentiamo che, come famiglia comboniana, oggi più che mai, siamo chiamati  a vivere più uniti, pregando gli uni per le altre, con uno sguardo attento a ciò che accade in tutto il mondo perché è parte del nostro carisma. Davanti all’impotenza di non potere aiutare in questo momento chi ha più bisogno, ricordiamo le parole di San Daniele Comboni:  “L’onnipotenza della preghiera è la nostra forza” (S 1969). Che questa crisi ci aiuti a riconoscere ciò che è essenziale nella nostra vita e a metterci nelle mani di Dio. 

Seguiamo con attenzione l’evoluzione della situazione. Imploriamo il Signore della Vita di proteggere tutti i suoi figli e le sue figlie in questo tempo di incertezza. Ringraziamo il Signore per il coraggio di tutti coloro che si prendono cura dei malati e soprattutto di quelli che vivono nelle nostre case di riposo. Preghiamo anche per tutti quelli che sono più vulnerabili agli effetti di questo virus: le persone anziane e sole, i migranti, i senza tetto e i carcerati. Che il Signore ci dia tutte le forze per vivere questo momento in modo responsabile, nella solidarietà e nella fede.

Novena Comboniana

O Padre,

che mostri la tua infinita carità

nell’opera di chi ha dato la vita

per le sorelle e i fratelli sofferenti,

ti chiediamo per intercessione dei nostri Venerabili

Giuseppe Ambrosoli e Giuseppa Scandola,

di liberare il mondo dal flagello del virus

che raggiunge popoli e continenti

seminando morte, sofferenza, paura, disagio.

O Padre,

mostraci il tuo Volto di misericordia

e salvaci nel tuo immenso amore per l’umanità tutta.

Te lo chiediamo per intercessione di Maria,

Madre della salute,

Tu che vivi e regni con tuo Figlio Gesù e lo Spirito Santo

nei secoli dei secoli. Amen.

Gloria.

Consiglio Generale delle SMC

Consiglio Generale dei MCCJ

Consiglio Centrale delle MSC

Commissione Centrale LMC

Oggi è un giorno pieno di gioia!

Asamblea LMC
Logo LMC

“La gioia del Vangelo riempie i cuori e le vite di tutti coloro che incontrano Gesù. Coloro che accettano la sua offerta di salvezza sono liberati dal peccato, dal dolore, dal vuoto interiore e dalla solitudine. Con Cristo la gioia nasce continuamente di nuovo. Desidero incoraggiare i fedeli cristiani a intraprendere un nuovo capitolo dell’evangelizzazione segnato da questa gioia. ”(Evangelii Gaudium, 1)

Oggi è un giorno pieno di gioia!

In questa domenica la parola centrale è Gaudete. Gaudete è la parola latina che significa “rallegrarsi”, e questa domenica siamo chiamati a sospendere il nostro Avvento per ricordare la gioia e l’anticipazione della Redenzione Promessa. Nella prima antifona della Messa di oggi abbiamo potuto ascoltare “Rallegrati sempre nel Signore. Lo dirò di nuovo: rallegrati! ”(Filippesi 4, 4). Queste parole dovrebbero accompagnarci in ogni momento, in ogni situazione, anche se a volte non è così facile.

E per noi come LMC c’ è anche un altro motivo per gioire oggi. L’anno scorso durante l’assemblea internazionale del LMC a Roma è stato deciso che la terza domenica di Avvento sarà la nostra festa, quando potremo riunirci anche con altri membri della Famiglia Comboniana per celebrarla insieme.

Asamblea LMC

Questa giornata può essere molto stimolante per noi come missionari. Nell’esortazione apostolica di Papa Francesco “Evangelii Gaudium” è scritto molto chiaramente come siano collegati la gioia e la missione.

Prima di tutto dobbiamo ricordare la fonte della gioia. La vera gioia cristiana è diversa da quella che offre il mondo. Viene solo dall’incontro personale con Gesù Cristo, che deve essere rinnovato ogni giorno senza sosta. La presenza di Dio nelle nostre vite e il suo amore incondizionato rafforza questa gioia. I cristiani devono essere persone piene di gioia e in grado di irradiarla intorno a loro. Non possiamo mantenere questa gioia solo per noi stessi. Siamo chiamati a condividerla con gli altri affinché possa raggiungere tutti, specialmente quelli più poveri e abbandonati che potrebbero rischiano di essere oppressi dalle mille difficoltà delle loro vite. Questo è il cuore della missione indipendentemente dal luogo in cui ci troviamo.

Asamblea LMC

Nell’omelia d’apertura del mese missionario straordinario, Papa Francesco ha pronunciato belle parole su questo argomento. Forse alcuni di voi le avranno già sentite, ma è comunque bene riprenderle e rifletterci su ancora: “Possiamo noi, che abbiamo scoperto di essere figli del Padre celeste, tacere la gioia di essere amati, la certezza di essere preziosi agli occhi di Dio? Questo è un messaggio che molte persone stanno aspettando di sentire. Ed è nostra responsabilità. Chiediamoci: quanto sono bravo come testimone?

Pecchiamo di omissione, e quindi contro la missione, ogni volta che, anziché diffondere gioia, pensiamo a noi stessi come vittime, o pensiamo che nessuno ci ami o ci capisca. Pecchiamo contro la missione quando ci tiriamo indietro dicendo: “Non posso farlo: non sono all’altezza”. Come può essere? Dio ti ha dato talenti, ma ti ritieni così povero da non poter arricchire una sola persona? Pecchiamo contro la missione quando ci lamentiamo e continuiamo a dire che tutto sta andando di male in peggio, nel mondo e nella Chiesa. Pecchiamo contro la missione quando diventiamo schiavi delle paure che ci immobilizzano quando ci lasciamo paralizzare pensando che “le cose non cambieranno mai”. Pecchiamo contro la missione quando viviamo la vita come un peso e non come un dono, quando mettiamo al centro noi stessi e le nostre preoccupazioni e non i nostri fratelli e sorelle che aspettano di essere amati ”.

Asamblea LMC

Oggi è una bella giornata di festa in comunione con tutti gli altri LMC nel mondo. Ma è anche una buona giornata per riflettere personalmente e condividere nei gruppi:

  • Oggi è una bella giornata di festa in comunione con tutti gli altri LMC nel mondo. Ma è anche una buona giornata per riflettere personalmente e condividere nei gruppi:
  • In che modo Dio mi invita a ritornare alla fonte della mia gioia?
  • Come sto coltivando la fonte della mia gioia, il mio rapporto con Gesù?
  • Sto vivendo la mia vita quotidiana in un modo che permette alla bontà del Vangelo di diffondersi agli altri?

Mentre riflettiamo su queste domande, ricordiamo che la gioia stessa è un segno sicuro che il Vangelo viene proclamato e che porta frutto (Evangelii Gaudium # 21). Possa tutto il nostro ministero essere pieno della gioia del Vangelo che fonda le sue radici nei nostri incontri personali con Gesù.

Asamblea LMC

Celebrare la memoria della vera nascita di san Daniele Comboni

Comboni

DARE LA VITA PERCHÉ TUTTI ABBIANO VITA

Solennità di san Daniele Comboni

10 ottobre 2018

“Io sono il Buon Pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore”
(Gv 10,14-16)

Comboni

Cari confratelli,
Celebrare la memoria della vera nascita di san Daniele Comboni ci introduce nel grande mistero della vita del Buon Pastore dal cuore trafitto che ha donato la sua vita perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza, soprattutto quelli che ancora non appartengono alla mensa del corpo di Cristo, i più poveri e abbandonati, perché diventino un solo gregge e un solo pastore.

Noi Missionari Comboniani, fedeli a questa tradizione, al carisma e alla pratica pastorale del nostro Fondatore, siamo invitati a rinnovarci in questo impegno missionario ogni giorno per “essere nelle frontiere testimoni e profeti di relazioni fraterne, basate sul perdono, la misericordia e la gioia del Vangelo” (AC ’15 n. 1).

La missione alla frontiera richiedeva da Comboni la capacità di rimanere saldo in tempi difficili e la fedeltà al prezzo della vita stessa, perché aveva lo sguardo nel cuore trafitto del Crocifisso, una visione di fede degli eventi e l’abbraccio alla Nigrizia con un cuore segnato dall’amore divino. Una santità incarnata che percorre i sentieri della povertà e dell’emarginazione umana, accogliendo l’altro, i diversi, i poveri, in un abbraccio di comunione e di dialogo; una santità che è la passione divina che vive in un cuore umano.

È questo che abbiamo cercato di esprimere nella riflessione e nella preghiera all’Intercapitolare che abbiamo da poco concluso. Siamo stati costantemente attenti alla voce delle vittime, degli emarginati, di grandi moltitudini di esseri umani la cui vita si vede minacciata da un sistema senza cuore che produce la morte anticipata e violenta dei più deboli.

Questa realtà continua ad interpellare profeticamente la nostra presenza e la qualità del nostro servizio missionario come ha interpellato Comboni nel suo tempo. Per rispondere, però, a queste sfide, abbiamo bisogno di avvicinarci, ogni giorno, al mistero dell’amore di Dio, rivelato in Gesù Cristo, con lo spirito, lo sguardo e il cuore di Comboni, con un cuore aperto e traboccante di amore e di misericordia del Trafitto e, come Lui, lasciarci trafiggere da tante situazioni di povertà e abbandono.

Per san Daniele Comboni era chiaro che la contemplazione del mistero di Dio, crocifisso per amore, aveva come scopo condurre i suoi missionari ad un modo di essere missione per testimoniare una vita vissuta in ‘spirito e verità’, frutto di una preghiera succosa e concludente, della pratica dell’umiltà e dell’obbedienza, come segni di una spiritualità profondamente comboniana. Ossia, irradiare con la nostra vita il mistero di Dio Crocifisso per avvicinare a Cristo, fonte della Vita, tutti coloro che hanno fame e sete di giustizia.

È con questi sentimenti che vogliamo celebrare questa solennità di san Daniele Comboni come Famiglia Comboniana. Entrare in questo mistero del Buon Pastore dal cuore trafitto e bere la linfa che ci rinnova, che ci fa guardare la realtà con gli occhi della fede, della speranza e della carità, che ci guarisce e ci umanizza, che ci fa diventare missione, “cenacolo di apostoli”, dono per gli altri. “Io prendo a far causa comune con ognuno di voi, e il più felice dei miei giorni sarà quello in cui potrò dare la vita per voi” (S 3159).

Che san Daniele Comboni interceda presso il Padre per ognuno di noi, per tutta la Famiglia Comboniana e per le missioni che in questo momento si trovano in situazioni difficili: Eritrea, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centroafricana.

Buona Festa a tutti.
P. Tesfaye Tadesse Gebresilasie
P. Jeremias dos Santos Martins
P. Pietro Ciuciulla
P. Alcides Costa
Fr. Alberto Lamana

Jesús Ruiz Molina, vescovo ausiliare di Bangassou

Jesus Ruiz Il missionario comboniano spagnolo Jesús Ruiz Molina è stato ordinato vescovo ausiliare di Bangassou lo scorso 12 novembre nella Repubblica Centroafricana. La celebrazione ha avuto luogo a Bangui, perché la sua nuova città è raggiungibile solo in elicottero. In realtà, le autorità politiche e altri invitati non volevano andare a Bangassou a causa dell’insicurezza della zona. Dopo il Ciad e la città centroafricana di Mongoumba, Jesús Molina ha accettato di essere destinato in una località gravemente colpita dalla violenza di una guerriglia senza fine, per collaborare con il vescovo titolare Juan José Aguirre Muñoz, altro comboniano spagnolo, trovare strade per la pace e la riconciliazione e per servire i più poveri.

Dopo 25 anni in Africa, lei è stato nominato vescovo…

Jesus Ruiz

È stata una doccia fredda, anzi gelata, perché non mi sento degno né umanamente attratto. Alla fine di quest’anno avevo previsto il mio rientro in Spagna per lavorare nella pastorale vocazionale e con Giustizia e Pace; allo stesso tempo avrei potuto occuparmi dei miei anziani genitori e rimettermi un po’ in forma in tutti i sensi. Affidandomi a Dio ho detto sì e questo ha cambiato completamente la mia vita, che è già unita a questo popolo in forma sacramentale fino alla fine.

Bangassou è la zona dell’Africa più complessa nella quale è stato?

Ho vissuto 15 anni nella savana del Ciad in un contesto difficile, con carestie e guerre. Ho passato questi ultimi nove anni nella selva con i pigmei e con una popolazione poverissima. Bangassou in questo momento è una delle zone più in guerra dell’Africa. Vi si può arrivare solo in elicottero; le dodici parrocchie che abbiamo sono state saccheggiate dai 14 gruppi armati che si contendono il paese. La violenza e i massacri sono all’ordine del giorno. La maggior parte della popolazione è sfollata e la maggior parte dei sacerdoti e delle suore sono fuggiti. Nella cattedrale abbiamo passato quattro mesi senza celebrare la Messa perché abbiamo accolto 2100 rifugiati musulmani che gli antibalaka vogliono uccidere. Nessun funzionario dello stato accetta di venire qui. Per questo abbiamo deciso di celebrare la mia consacrazione episcopale a Bangui. La mia gente di Bangassou non potrà essere presente ma l’8 dicembre celebreremo una Messa di rendimento di grazie, per ringraziare Dio che non ci abbandona nel nostro dolore.

¿Quale deve essere, secondo lei, la missione di un vescovo in un luogo come Bangassou e, in concreto, la sua?

Non ho nessun piano prestabilito. Vado per stare con questa gente che soffre. Per me, essere vescovo non è una promozione, è la fiducia in Colui che amo e che mi invita a seguirlo sul cammino che sale a Gerusalemme: “Vieni e seguimi”. Non ho mai studiato per essere vescovo, la gente mi insegnerà. Il vescovo è colui che non abbandona il gregge quando arriva il lupo, che veglia su tutti, quelli di dentro e quelli di fuori, che denuncia la morte dell’ingiustizia e annuncia la salvezza che è vita in Gesù Cristo. Oggi a Bangassou abbiamo bisogno di pace, di molta pace per curare le tante ferite del corpo e, soprattutto, dello spirito; abbiamo bisogno di riconciliarci e di perdonarci; abbiamo bisogno di costruire assieme un futuro per questa popolazione che è traumatizzata, per questo continueremo a sforzarci per mettere in piedi le scuole, curare gli ammalati, occuparci degli ultimi e degli abbandonati; staremo dalla parte dei più deboli, lavoreremo per la giustizia, unica garanzia di una pace autentica, e in tutto ciò continueremo ad annunciare la buona notizia di Gesù, che è venuto perché abbiamo la vita e vita in abbondanza. Al mio popolo oggi hanno strappato questa vita.

Lei ha Mons. Aguirre e il card. Nzapalainga come referenti…

Indubbiamente avere dei referenti come Aguirre o il card. Nzapalainga, che quotidianamente incarnano il Vangelo, mi incoraggia e mi stimola nella mia condizione di novizio. Ma sono tanti i maestri che mi incoraggiano, dalle suore che lavorano dalla mattina alla sera in mezzo ad una violenza enorme ai preti locali che rischiano la loro vita pur di salvare qualcuno; quei cristiani che vivono la misericordia nel quotidiano… il popolo di Dio è un grande stimolo per un pastore, il popolo ci insegna ad essere pastori.

Lei è sempre stato accanto ai poveri, è questa la sua opzione preferenziale?

Jesus Ruiz

Questa opzione preferenziale per gli ultimi, quelli che non contano, gli scartati, come dice il Papa, viene da Gesù di Nazareth. Gesù ci ha mostrato un Dio imparziale che si china gratuitamente e amorevolmente verso quelli che il mondo disprezza. E io, che sono uno che ricerca sempre e non è mai soddisfatto, ho scoperto che proprio in ciò che questo mondo disprezza si trova il vero volto di Dio. I poveri, gli umili, gli affamati, quelli che piangono, i perseguitati, quelli che invocano giustizia… sono loro la Bibbia fatta carne. Ho ricevuto questo grande tesoro di poterli servire un po’ e sono contento di essere il grande beneficiario, poiché sono i poveri che mi danno Dio.

Come missionario comboniano il suo legame con l’Africa è molto forte. È ancora il continente dimenticato del nostro tempo?

L’Africa non conta nell’organigramma economico mondiale; il terribile attentato di Barcellona è stata una notizia internazionale, eppure, lo stesso giorno, centinaia di persone assassinate nella mia diocesi non hanno avuto neanche una riga dalla stampa. Un sottile neocolonialismo si impone oggi in Africa; le potenze mondiali si contendono senza scrupolo le sue ricchezze, provocando guerre, distruggendo culture, sterminando intere popolazioni… Ma l’Africa è vita con la maiuscola. L’origine dell’umanità è in Africa e, ripeto, il futuro di questa umanità passa per l’Africa.

Jesus Ruiz Vescovi della Repubblica Centroafricana.

Oltre la Collaborazione: sotto lo sguardo di Comboni

Familia Comboniana

“Il tutto è più della parte,

ed è anche più della loro semplice somma”

(EG 235).

Carissimi/e fratelli e sorelle e laici missionari comboniani

La bellezza e la gioia dell’incontro ci spinge ad aprire cammini nuovi nella collaborazione tra gli Istituti fondati da Comboni o che a lui si ispirano.

In un mondo dove si costruiscono muri che separano e dividono, un mondo carico di preconcetti a causa delle differenze di razze, lingue e nazioni, e che fa fatica ad aprire la porta a chi è differente, sentiamo urgente l’invito di Gesù all’unità e alla comunione: “che siano uno perché il mondo creda” (Gv 17,21). Questa unità non è solo un invito a lavorare con gli altri (collaborare), ma anche ad andare in profondità nelle relazioni e a cercare cammini nuovi d’incontro non basati sulle affinità di carattere o di interessi, ma sul vangelo che ci chiama ad aprirci all’accettazione dell’altro con i suoi limiti, le sue debolezze, ma anche la sua ricchezza e bellezza, in vista di una missione più feconda e generativa.

Gli ultimi decenni hanno portato profondi cambiamenti sociopolitici che ci sfidano e ci chiamano a cercare nuove strutture per rendere la nostra missione più attuale e significativa. I movimenti popolari chiedono partecipazione attiva nei processi di decisione. Questo è vero non solo nella società civile: quest’ondata di valori democratici è entrata anche nella Chiesa. La realtà laicale è sempre più presente in diversi ambiti ministeriali che tempo fa erano di dominio esclusivo dei preti o dei religiosi e delle religiose e contribuisce alla missione offrendo un angolo di visuale proprio, che aiuta a dare una lettura più profonda della realtà. Insieme ai laici possiamo raggiungere ambiti nei quali la presenza comboniana è desiderata.

Riuniti come famiglia comboniana il 2 giugno 2017, in occasione dell’incontro annuale dei Consigli generali, per una giornata di riflessione, preghiera e condivisione, ci sentiamo interpellati a confermare e rinnovare il nostro desiderio di imboccare un cammino di collaborazione più profonda tra noi. Un cammino già iniziato da molto tempo come famiglia comboniana, ma che è sempre necessario rinnovare e approfondire.

Abbiamo fatto memoria del documento sulla “Collaborazione per la missione”, del 17 marzo 2002, in occasione dell’anniversario della beatificazione di Daniele Comboni. In questa lettera sono sviluppati in profondità non solo il cammino fatto e le “indicazioni operative”, ma soprattutto i fondamenti evangelici e comboniani della collaborazione. Infatti lo Spirito di Gesù è lo Spirito di unità che Comboni ha desiderato fin dall’inizio per la sua famiglia, “piccolo cenacolo di apostoli… che splendono insieme e riscaldano” rivelando la natura del Centro da cui emanano, ossia il Cuore del Buon Pastore (S 2648).

Familia CombonianaDurante la nostra riflessione, ci siamo resi conto che un lungo cammino di collaborazione è stato fatto e si fa ancora in molti modi e situazioni diverse della vita dei nostri Istituti: basti pensare alla condivisione a livello di segretariati e uffici generali, ma anche a livello di province attraverso la partecipazione alle assemblee provinciali, ritiri comuni, celebrazioni comboniane, corsi di formazione permanente. Ci sono anche dei begli esempi di riflessione e azione pastorale congiunta nei luoghi dove vivono insieme membri dei nostri Istituti e dei LMC.

Sentiamo intensamente che il desiderio di rivitalizzare il nostro essere e fare missione insieme è radicato nella natura della persona umana – essere in relazione – nella Parola di Dio e nell’eredità lasciata dal nostro fondatore Daniele Comboni. Egli voleva che tutta la Chiesa si impegnasse come un corpo solo nell’evangelizzazione dell’Africa: “tutte le opere di Dio, che separate le une dalle altre producono scarsi ed incompleti frutti, ed invece unite insieme e dirette all’unico scopo di piantare stabilmente la fede nell’Africa interna, prenderebbero maggior vigore, si svilupperebbero più facilmente e diverrebbero efficacissime ad ottenere lo scopo bramato”(S 1100).Vari sono i suoi appelli a questa collaborazione e, guardando al suo esempio, sentiamo risorgere più vivamente in noi questo spirito di collaborazione.

Siamo consapevoli che in questo cammino ci sono anche degli scogli che possono portarci allo scoraggiamento, come un’insufficiente maturità umana e affettiva, l’autoreferenzialità, il protagonismo, l’individualismo, la mancanza d’identità, la condivisione dei soldi. Tuttavia, queste situazioni sono allo stesso tempo una sfida a cercare insieme e con creatività nuove forme di collaborazione. Ci piace menzionare alcuni vantaggi di un lavoro d’insieme come Istituti comboniani: la bellezza insita nella collaborazione, la complementarietà, l’arricchimento reciproco, la ministerialità, la testimonianza del vivere e del lavorare in comunità – uomini e donne – con nazionalità e culture diverse… In questo modo non solo diventiamo testimoni di unità nella diversità, ma siamo seme di nuove comunità cristiane di fratelli e sorelle testimoni della Parola che annunciamo.

Abbiamo un bel carisma comune che è cresciuto e si è sviluppato in diverse espressioni. Così, l’ispirazione di Comboni cammina nella storia per diventare annuncio del Vangelo a ogni generazione laddove i popoli sono emarginati. Il carisma cresce e si rinnova quando è condiviso con altri che lo ricreano nella particolarità di ogni stile di vita cristiano. La diversità non è una minaccia alla forma propria dell’essere Comboniani, ma rafforza il senso di appartenenza quando è vissuto con semplicità e dando spazio all’altro.

Ci permettiamo con umiltà di sottolineare alcuni aspetti nei quali sentiamo necessario uno sforzo creativo e audace per migliorare la collaborazione a livello di persone, comunità, province e Direzione Generale: “bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti noi” (EG 235).

Ci impegniamo:

  • a conoscere di più la storia dei nostri Istituti, facendo memoria con gratitudine delle meraviglie di Dio;
  • a conoscere le persone e la vita attuale dei nostri Istituti, comunicando quello che siamo e quello che facciamo, attraverso i mezzi che abbiamo per una maggiore condivisione delle nostre attività e progetti pastorali e missionari, apprezzando gli sforzi che già si fanno;
  • a riflettere insieme sulla missione comboniana oggi nel mondo: nuovi paradigmi di missione, ministerialità (attraverso pastorali specifiche) e interculturalità. Più che dare delle risposte ai problemi, bisogna fermarsi a riflettere per offrire delle visioni ai nostri Istituti;
  • a iniziare delle comunità ministeriali, intercongregazionali (o della famiglia comboniana), dove si viva nel segno della fiducia reciproca. Guardando al futuro, pensare a come si possono riconfigurare la Famiglia Comboniana per testimoniare meglio un lavoro di insieme;
  • a lavorare insieme a livello di formazione nell’iniziazione dei nostri candidati/e al carisma e spiritualità comboniana, e condividendo corsi e incontri di formazione permanente quando sia possibile (è già stata scritta e distribuita una lettera sul tema a tutti i formatori dei mccj durante l’Assemblea della Formazione di Maia, Portogallo in luglio 2017);
  • ad approfondire la nostra spiritualità comboniana e a favorire momenti di discernimento e preghiera, nell’ascolto della Parola e dei segni dei tempi, in occasioni speciali della vita dei nostri Istituti, promovendo incontri sulla spiritualità comboniana;
  • a rispondere insieme a situazioni di emergenza o ad altre che implichino uno sforzo comune.

In occasione del 150º della nascita dell’Istituto dei Missionari Comboniani e del 25º dell’inizio della configurazione dei Laici Missionari Comboniani, ci sentiamo spinti dallo Spirito a ribadire lo sforzo di collaborazione.

Nella certezza che quanto detto sopra rappresenti alcuni dei possibili cammini sulla strada della collaborazione, vi invitiamo ad essere creativi e generosi, aprendoci al soffio dello Spirito Santo che fa nuove tutte le cose e ci spinge ad andare avanti con fiducia: “Lo Spirito è il vento che ci spinge in avanti, che ci mantiene in cammino, ci fa sentire pellegrini e forestieri, e non ci permette di adagiarci e di diventare un popolo ‘sedentario’” (Papa Francesco, udienza 31 maggio 2017).

Familia Comboniana

Roma, 10 ottobre 2017

 

 

Madre Luigia Coccia (Sup. Gen.)

Sr. Rosa Matilde Tellez Soto

Sr. Kudusan Debesai Tesfamicael

Sr. Eulalia Capdevila Enriquez

Sr. Ida Colombo

 

Dalessandro Isabella (Resp. Gen.)

Dal Zovo Maria Pia

Galli Mariella

Rodrigues Pascoal Adilia Maria

Ziliotto Lucia

 

Sig. Alberto de la Portilla (Coordinatore Comitato Centrale del LMC)

 

Tesfaye Tadesse Gebresilasie (Sup. Gen.)

Jeremias dos Santos Martins

Ciuciulla Pietro

Bustos Juárez Rogelio

Fr. Lamana Cónsola Alberto