
Perché, come Famiglia Comboniana, sappiamo cercare chi è lontano dalla fede ed essere strumenti di incontro con il Signore Gesù e con il Vangelo della vita, in ogni parte del mondo. Preghiamo.

Quest’anno, il ritiro quaresimale dell’LMC mi ha dato l’opportunità di visitare e approfondire l’alleanza di Dio con me e con noi.
Con la Sua grazia, ho potuto ricordare verità più o meno ovvie e scoprirne altre più sottili, ma anche più rivelatrici.
Qual è la portata di questa Alleanza?
Per iniziare la “conversazione”, Dio mi ha ricordato che la Sua Alleanza è eterna.
Ma mi ha anche rivelato che questa eternità non si limita alla “mia eternità”, ma si prolunga e si estende a tutti coloro che abitano la “mia casa” (cfr. Gn 17,7), cioè a tutte le vite che in qualche modo incrociano la mia, specialmente quelle che mi sono più vicine.
Signore, percorro la mia vita nel palmo delle Tue mani, distratto, intrattenuto da ciò che mi allontana da Te, dimentico dell’Alleanza Eterna che hai stretto e continui a stringere con me e con i miei cari.


Come sono cieco!
Come è possibile non riconoscerti chiaramente in ogni incontro con gli altri, specialmente con quelli che mi sono più vicini?
In ogni incontro che ho, il mio cuore dovrebbe esultare: “Coraggio! Andiamo insieme in Paradiso!”
Come diceva (più o meno) S. Edith Stein: “Signore, non smetti mai di tirarmi fuori dal nulla che sono, per portare tutta la ”mia casa“ a Te che sei Tutto!”

Che gioia che Tu mi voglia intero, con tutti coloro che fanno parte della mia storia, tutti, tutti, tutti, per quanto tenue sia stato il loro passaggio nella mia vita!
E che gioia sapere che anche Tu mi incontri e mi desideri, attraverso la mia presenza (anche se molto tenue) nella vita di tanti con cui stabilisci la Tua Alleanza Eterna!
Qual è la nostra parte in questa Alleanza?
Dio ha detto:
– Ascolta, Israele! (Cfr. Dt 6, 4)
– Ascolta, Adamo! (Cfr. Gn 3, 9)
– Dove sei?
– Esci dal boschetto del giardino dove ti nascondi dalla Mia Voce amorevole.
Ecco, ho fatto una tunica (cfr. Gn 3, 22) per proteggere il tuo cuore dal freddo che il tuo allontanamento genera in te (e in Me).
Ecco, te l’ho fatta indossare e te l’ho imposta, perché ti amo e non voglio perderti.
Questa tunica è la Mia Legge, è lo SHEMÁ (Dt 6, 4-11).
Ricorri con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze per custodirla.
Questa è la Mia Alleanza. Se camminerai in essa sarai felice, tu e la tua casa!
Quali garanzie abbiamo che l’Alleanza non sarà sciolta?
Il semplice fatto che Dio abbia dichiarato a Noè l’eternità della Sua Alleanza con noi sarebbe più che sufficiente.
Ma Dio ha ribadito questa realtà innumerevoli volte nel corso della Storia della Salvezza, nonostante le successive infedeltà dell’umanità.
Come se ciò non bastasse, nella Pienezza dei tempi, ha consegnato il proprio Figlio per pagare il nostro riscatto.




Gesù è stato inchiodato sulla Croce, senza alcuna possibilità di fuga o di ritirata. Dio ha dato tutto per me, per i miei cari, per tutti noi!
L’Alleanza Eterna, di Amore immenso e infinito, è solo a un passo dal nostro sì.
Che Dio, per intercessione di Maria, di tutto il Cielo e dei nostri fratelli sulla terra, ci aiuti ad abbassare le difese e ad accettare i Suoi disegni di vita eterna e felice!
Ringrazio di cuore la nostra sorella, suor Fátima Frade, per tutto il lavoro che ha svolto nella preparazione del ritiro.
Ringrazio anche le Suore Teresiane per la cordialità e l’ospitalità con cui ci hanno accolto ancora una volta nella loro casa di Fatima.


Auguro a tutti una Santa Quaresima in vista della Pasqua del Signore.
Pedro Moreira, LMC Portogallo
Di seguito il link al blog del Portogallo:
https://leigosmissionarioscombonianos.blogs.sapo.pt/caminhando-na-alianca-com-deus-179331?tc=221931442240
Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione
Cari fratelli e sorelle!
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.
Ascoltare
Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro.
Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.
È un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa».[1]
Digiunare
Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.
Sant’Agostino, con finezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e il compimento futuro che attraversa questa custodia del cuore, quando osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità».[2] Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.
Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio».[3] In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana».[4]
Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Insieme
Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).
Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.
Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.
Di cuore benedico tutti voi e il vostro cammino quaresimale.

Dal Vaticano, 5 febbraio 2026, memoria di Sant’Agata, vergine e martire.
LEONE PP. XIV
Anche quest’anno Manos Unidas, organizzazione della Chiesa spagnola che si occupa di raccogliere fondi per aiutare in tutto il mondo, ha lanciato la sua campagna contro la fame. Con lo slogan “Dichiara la guerra alla fame” ha invitato a combattere le cause strutturali della povertà, della disuguaglianza e dell’ingiustizia.
Da parte nostra, continuiamo a collaborare come volontari alla campagna, contribuendo a sensibilizzare sull’esistenza di queste realtà.
Il nostro ruolo è semplice: testimoniare la nostra vita missionaria e spiegare in prima persona alcuni dei progetti che abbiamo visto finanziati da Manos Unidas durante la nostra missione. Non si tratta di un’organizzazione qualsiasi, ma del modo in cui la Chiesa spagnola si impegna e collabora con i paesi poveri. La maggior parte dei suoi fondi proviene da questa campagna che viene realizzata dalle parrocchie di tutta la Spagna ogni seconda domenica di febbraio ed è il momento di renderne conto a tutte le persone che offrono il loro aiuto ogni anno.

Quest’anno abbiamo avuto l’opportunità di visitare diverse parrocchie. Spesso partecipiamo alle messe del fine settimana e alla fine dell’Eucaristia o dopo l’omelia condividiamo la nostra esperienza missionaria e le realtà dei diversi paesi in cui siamo stati come missionari.
È molto bello vedere come in alcune parrocchie, come quella dell’Encarnación a Bormujos (Siviglia), tutta la comunità si dedichi alla campagna, i catechisti, i bambini e i giovani lavorino durante la settimana e aiutino a sensibilizzare la comunità, i volontari organizzino il mercatino solidale o attività come la cena della fame.

Anche nella parrocchia del Cerro, nella parrocchia dell’Ascensione o in quella degli Angeli a Siviglia Est, le volontarie di Manos Unidas e i parroci preparano con amore le messe di quel fine settimana. Nell’ultima occasione abbiamo avuto non solo l’opportunità di condividere l’Eucaristia, ma anche di dare la nostra testimonianza al gruppo di catechesi degli adulti. Un’ora in cui approfondire queste realtà e condividere foto e una comprensione più profonda delle cause di queste situazioni e della lotta che questi paesi stanno conducendo per andare avanti. In realtà, il nostro aiuto come missionari o il sostegno a determinati progetti di Manos Unidas non è altro che un sostegno al lavoro, all’impegno e al sacrificio che le comunità portano avanti. Queste comunità sono le vere protagoniste e ci insegnano tanto sulla resistenza, sul non perdere la speranza, sull’essere creativi quando si hanno poche risorse. Sono così tante le cose che impariamo da loro che è giusto condividerle in questo momento con le nostre comunità di origine.

Speriamo che questa fede e questa energia che dimostrano rivitalizzino anche le nostre comunità in Spagna e che siamo in grado di collaborare alla costruzione di un mondo più giusto per tutti.

Saluti Alberto e Maricarmen.