Laici Missionari Comboniani

Esperienza missionaria estiva a Carapira (Mozambico)

Luca Carapira

Mi chiamo Luca, ho 24 anni e, un paio di mesi fa, ho avuto la fortuna di vivere un’intensa esperienza di missione in Mozambico, più precisamente a Carapira, dove, grazie all’accoglienza dei padri e delle laiche missionarie comboniane, ho avuto l’opportunità di incontrare e conoscere il popolo Macua.

Sono partito per questa esperienza il 18 agosto, insieme a Ilaria e Federica, due missionarie che da quasi due anni dedicano il loro servizio a quella che ormai è diventata la loro casa: Carapira. Ho avuto la fortuna di incontrarle e conoscerle due anni fa a Modica, in Sicilia, poco prima della loro partenza.

Quell’incontro mi colpì profondamente e, fin da subito, iniziò a maturare in me il desiderio di raggiungerle in terra di missione, sicuramente per mettermi al servizio, ma soprattutto per incontrare, conoscere e lasciarmi attraversare dalla bellezza e dall’umanità che caratterizzano questi luoghi. Così, quest’estate, Federica e Ilaria, dopo un breve periodo trascorso in Italia, accolsero con gioia ed entusiasmo la mia richiesta di poterle seguire.

Ed ecco che, dopo un viaggio aereo caratterizzato da mille peripezie, tra voli persi e cancellati, arrivammo finalmente in Mozambico, a Carapira.

Fin da subito rimasi profondamente colpito dall’accoglienza della comunità locale. Dopo essermi presentato durante la prima messa a cui presi parte, incespicando con il mio portoghese, per tutti diventai “Mano Lucas”, ossia “fratello Luca”. Ben presto anch’io iniziai a chiamare “mano” e “mana” chiunque incontrassi; addirittura imparai a chiamare “mamà” e “papà” le persone più grandi di me, entrando così in una dimensione di familiarità e di comunità, forse mai sperimentata prima, che mi faceva sentire accolto e mi faceva stare bene.

L’incredibile accoglienza che ricevetti mi fece sentire a mio agio fin dal primo momento e mi aiutò molto anche a inserirmi, pur restando sempre in punta di piedi, nella quotidianità e nella realtà di Carapira. Le prime settimane le dedicai soprattutto all’osservazione, alla conoscenza e al tentativo di comprendere meglio il contesto in cui mi trovavo, per capire come poter offrire il mio contributo nel poco tempo che avevo a disposizione. Ben presto mi resi conto che, per riuscirci, dovevo smettere di pensare soltanto con la mia testa e imparare invece ad aprire il cuore, affidandomi all’amore di Dio.

Fu così che, una mattina, mentre mi stavo ancora riprendendo da due giorni di febbre, vennero a trovarmi alcuni bambini del bairo (villaggio). Avevano saputo che non stavo molto bene e, senza esitazione, erano corsi a portarmi un po’ di allegria e a tirarmi su di morale. Oltre a farmi compagnia, furono proprio loro ad affidarmi quella che poi sarebbe diventata la mia missione: mi chiesero di aiutarli a studiare matematica.

Purtroppo, a Carapira molti bambini fanno fatica a imparare realmente qualcosa a scuola. E come biasimarli? Ci sono tutti i presupposti per rendere questo percorso estremamente difficile: solo tre ore di lezione al giorno, classi di circa novanta bambini con un solo insegnante, aule troppo piccole, assenza di banchi e sedie, caldo soffocante e, in alcuni casi, la mancanza persino di penna e quaderno. Il risultato è che molti restano indietro, arrivando a non saper fare semplici addizioni o addirittura a essere analfabeti, nonostante frequentino la scuola da anni.

Eppure, la voglia di uscire da questa situazione e il desiderio di imparare sono grandi.

Non appena mi fui ripreso del tutto, iniziammo questa avventura. Gli strumenti a disposizione erano pochi — qualche foglio e alcune penne — e gli spazi erano quelli che erano. Così cominciammo a incontrarci nei pressi della grande chiesa di Carapira, sedendoci per terra e usando i muri della stessa come schienale. Ci sistemavamo dove c’era ombra: la mattina da un lato, il pomeriggio dall’altro, spostandoci di ora in ora per sfuggire ai raggi diretti del sole.

In un batter d’occhio la voce si sparse e furono in molti che preferirono “abbandonare” per qualche ora della giornata il pallone, per venire a studiare un po’ di matematica in compagnia.

Come dico sempre, non per modestia ma perché è la verità, ciò che questi bambini sono riusciti a insegnare a me nelle giornate trascorse insieme è stato molto più di quello che io sono riuscito a insegnare a loro. Poterli osservare, conoscere, essere loro amico — o, come direbbero loro, “fratello” — è stata una grande fortuna, che conserverò sempre nel cuore e che mi ha profondamente arricchito. L’incontro con la diversità porta sempre a nuove scoperte che nutrono lo spirito; porta a prendere consapevolezza di aspetti di sé che altrimenti difficilmente emergerebbero e, soprattutto, aiuta a comprendere che, nonostante le mille differenze, in fondo siamo tutti molto più simili di quanto si pensi. Solo quando si arriva a questa consapevolezza diventa davvero possibile parlare di “fraternità globale”. Se solo riuscisse a comprenderlo chi governa questo mondo folle…

Tornando alla mia esperienza, potrei raccontare moltissimi altri momenti significativi vissuti in quei due mesi: dalla bellezza della vita comunitaria sperimentata con i missionari comboniani, a cui sarò sempre grato, all’intensità della fede gioiosa e autentica del popolo mozambicano, fino ai tanti incontri nelle piccole comunità sparse nella natura e molto altro ancora.

Ma non mi dilungherò oltre, anche perché per raccontare tutto questo avrei bisogno di pagine e pagine.

Tuttavia, in chiusura, ci tengo a condividere una riflessione che, durante i giorni trascorsi in Mozambico, ho maturato innanzitutto nei confronti di me stesso e, forse, più in generale, della “tribù bianca”, come la definisce padre Alex Zanotelli.

Questa riflessione è nata nel momento in cui, dopo pochissimo tempo dall’inizio della missione, ho iniziato ad accorgermi che chi stava ricevendo maggiormente aiuto ero proprio io. Paradossalmente, colui che più di tutti veniva aiutato era proprio chi era partito per aiutare e che forse, peccando un po’ di presunzione, non si sentiva nemmeno così tanto bisognoso. Questa scoperta fece crollare molte delle mie convinzioni e, senza dubbio, mi permise di ripartire con uno spirito nuovo. Era lo spirito di chi, consapevole dei propri limiti, desidera ricevere aiuto, desidera sentirsi accolto e toccato dall’amore di Dio, per poterlo custodire e poi ridonare, in una forma nuova, a chi lo circonda. D’altronde, è solo dopo essere stati aiutati che, seguendo l’esempio, possiamo aiutare gli altri, restituendo l’amore ricevuto e creando una spirale di bene che si autoalimenta.

Credo, quindi, che il riconoscersi “bisognosi”, nonostante tutti i nostri agi e tutto ciò che possediamo, sia la strada per riuscire ad accogliere davvero l’amore di Dio e il primo passo da compiere, per mettersi davvero al servizio degli altri.

Ecco allora ciò che più mi ha insegnato la missione e, di conseguenza, l’augurio che faccio a chiunque leggerà questo articolo: provare ad abbandonare le proprie presunzioni e imparare a riconoscersi come bisognosi, per riuscire davvero a incontrare l’Altro, che è Dio.

Luca

Seconda comunità LMC in Kenya: un sogno che diventa realtà!

LMC Chelopoy

Domenica 16 novembre 2025, che giornata storica! È l’inizio di una nuova avventura per noi LMC qui in Kenya, poiché in questo giorno abbiamo aperto una seconda comunità a Chelopoy, nel West Pokot!

Siamo molto grati a tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo: il nostro “antenato” (come lo chiamiamo affettuosamente), p. Maciek Zielinski, il provinciale MCCJ del Kenya, p. Andrew Wanjohi, il LMC del Kenya e tutti i LMC!

I membri della nuova comunità sono: Mercy Lodikai (dal Kenya), Giulia Lampo (dall’Italia) e Iza Tobiasiewicz (dalla Polonia). Un applauso, per favore!!! Queste tre pioniere sono pronte a iniziare il loro servizio nella zona di Chelopoy e probabilmente si uniranno alla comunità di Kitelakapel nel progetto Life Skills, estendendolo alle scuole della loro zona, collaborando anche con il dispensario locale, gestito dalle suore francescane di San Giuseppe – Asumbi. Naturalmente si impegneranno anche in attività pastorali. Per ora, il piano è che si prendano il tempo necessario per ambientarsi e conoscere il luogo e le persone, creare legami di amicizia e conoscere la loro cultura, la loro situazione, i loro bisogni.

Il loro primo giorno, mentre celebravamo l’apertura della comunità e i lavori di ristrutturazione della casa che useranno, sono stati accolti con grande calore e gioia dalla popolazione locale. Noi, la comunità di Kitelakapel, li abbiamo accompagnati e siamo stati benedetti dalla presenza del nostro caro fr. Maciek, del nostro altrettanto caro provinciale MCCJ, fr. Andrew, il parroco (p. Philip Andruga) e le suore comboniane di Amakuriat (la parrocchia a cui appartiene la nuova comunità), e persino due rappresentanti del LMC dell’Uganda, la coordinatrice Beatrice Akite e il tesoriere Asege Teddy, accompagnati da due volontari italiani e da un membro locale del villaggio della pace di Kalya, in Uganda.

La Messa è stata vivace e partecipata, ben animata dalla popolazione locale, che ci ha fatto dei doni e ci ha fatto sentire a casa fin dall’inizio. Il provinciale ha poi proceduto alla benedizione della casa e poi abbiamo mangiato tutti insieme. È stato un momento di festa semplice ma molto bello.

Come al solito, avviare una nuova comunità in un posto nuovo non è cosa facile. Richiede molta pazienza, umiltà e capacità di adattamento. Tuttavia, i nostri amici non sono soli! Hanno le suore francescane come vicine premurose, le famiglie locali e i membri della chiesa come nuovi amici e nuova famiglia allargata, e i padri e le suore di Amakuriat come forte fonte di sostegno emotivo e pratico. Senza dimenticare noi, la comunità di Kitelakapel, che siamo così felici di averli come nostri “vicini” nel West Pokot! Insieme percorreremo questo cammino, cresceremo, ci sosterremo a vicenda e faremo cose meravigliose! E naturalmente tutto questo è possibile solo con il sostegno più ampio di tutti i LMC, dell’intera famiglia comboniana e di tutti coloro che credono in noi!

Quindi, grazie a tutti! Continuate a essere con noi nella preghiera e restate sintonizzati!

Linda Micheletti, LMC Kitelakapel, Kenya

Massimo, fratello saggio che ha saputo vivere ed essere “missione”

LMC Italia

Un giorno, uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro: «Frate Ginepro – gli disse – vieni, andiamo a predicare». Frate Ginepro acconsentì. Girarono per la città, in silenzio pregarono per chi lavorava nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i malati. Diedero una mano a chi aveva bisogno.

Dopo aver attraversato più volte la città, «Frate Ginepro – disse Francesco – è ora di tornare al convento». «E la nostra predica?». «L’abbiamo fatta… l’abbiamo fatta! – rispose sorridendo il santo -. La predica migliore sei tu!». Un aneddoto, questo, che ci aiuta a ricordare Massimo, caro amico e fratello del gruppo Lmc di Verona, improvvisamente mancato il 16 luglio scorso, che aveva fatto della concretezza e della presenza attenta uno stile di vita. Accoglienza di tutti, fede e amore per la missione erano infatti le sue caratteristiche. Insomma un “uomo saggio” che un po’ alla volta si svelava nello stare insieme e nel fare, e che lascia un vuoto enorme in chiunque abbia condiviso percorsi di vita con lui. Uno stile di concretezza che già nel 1976 e nel 1977 lo aveva visto impegnato nei campi di lavoro Gim nel Friuli colpito dal terribile terremoto e negli anni di servizio come capo-scout, vivendo con loro un’intensa esperienza di missione in Tanzania. Era impegnato in parrocchia, nella pastorale familiare diocesana, nei percorsi con le coppie in nuova unione, spendendosi nella preparazione e nella conduzione di seminari e incontri in giro per l’Italia, così come nel lavoro e nei gruppi sportivi.

E poi nella famiglia comboniana e con il nostro gruppo di Laici missionari comboniani. La stessa concretezza lo portava a entusiasmarsi, negli anni recenti, per la partenza di alcune giovani del nostro gruppo nel quale, con la sua amata Rita, poteva dare espressione concreta alla loro passione per la missione, sempre presenti nelle varie attività. «Sappiate che partiamo con voi e saremo sempre presenti nelle vostre comunità e per qualsiasi necessità», diceva loro, facendosi portavoce del gruppo che le accompagnava col pensiero e la preghiera verso la missione. Così erano state inviate Ilaria e Federica in Mozambico e con lo stesso spirito ha accompagnato nella preparazione Giulia, partita recentemente per il Kenya.

La vita di Massimo si è sviluppata come un vero percorso da laico comboniano, non solo per i viaggi in missione fatti con Rita, immersioni in una umanità ricca e fragile, ma anche nel vivere lo spirito missionario nella quotidianità, come servizio in quelle esperienze che erano luoghi del cuore per lui e per Rita, e dove la testimonianza concreta della loro fede era salda e profonda: «Lì nel posto in cui il Signore ci chiede di stare, perché tutti siamo chiamati a essere missionari», diceva. E come la “luce delle stelle morte che illumina la notte”, ci arriva la luce della vita di Massimo attraverso le parole di chi l’ha conosciuto, di chi ha goduto della sua capacità di ascolto, delle sue critiche costruttive, della testimonianza di Amore con la A maiuscola vissuto con la sua Rita, del valore e del rispetto che sapeva dare a ognuno, del provare che da lui ci si sentiva “accolti”. Assieme a san Daniele Comboni, Massimo ci aiuterà a camminare e a scorgere comunque e dovunque il volto di quel Dio Padre buono che tanto ha cercato, pregato, amato e scelto. Massimo, ti porteremo sempre con noi.

Fonte: Nigrizia

Una sedia rimarrà vuota nei nostri incontri, come segno per farne memoria e continuare con lui le consuete attività.

Prendersi cura della nostra casa comune e della democrazia è una lotta quotidiana!

LMC Brasil

Alla conferenza Generando Speranza per la Giustizia Climatica, promossa dal Vaticano in occasione del decimo anniversario dell’enciclica Laudato Si’, Papa Leone XIV ha sottolineato che “non c’è spazio per l’indifferenza o la rassegnazione” e tra i tanti avvertimenti ha parlato della necessità che “tutti nella società, attraverso organizzazioni non governative e gruppi di difesa, facciano pressione sui governi affinché sviluppino e implementino regolamenti, procedure e controlli più rigorosi. I cittadini devono assumere un ruolo attivo nel processo decisionale politico a livello nazionale, regionale e locale”.

Questo appello del Papa è direttamente collegato alla riflessione fatta nel Grido degli Esclusi di quest’anno, manifestazione che si svolge in Brasile ogni 7 settembre, come possiamo leggere nella condivisione fatta dalla LMC italiana, Emma Chiolini, di seguito:

La manifestazione ha un significato profondo sin dalla sua creazione nel 1995, mettendo in evidenza le disuguaglianze esistenti in diversi settori, come la mancanza di accesso alla sanità, all’istruzione, all’alloggio, al lavoro dignitoso e alla sicurezza, che non saranno ancora garantiti a tutti nel 2025. L’evento di quest’anno ha anche come motto “Prendersi cura della nostra casa comune e della democrazia è una lotta quotidiana!”, riflettendo il legame con le crisi climatiche e sociali e la difesa della democrazia in un momento di minacce interne ed esterne. Inoltre, quest’anno in particolare, c’è stata solidarietà verso il popolo palestinese e il genocidio che sta subendo in una guerra senza precedenti, politica, sociale e umanamente ingiusta. Più che una protesta, il Grido degli Esclusi rappresenta la resistenza popolare, articolando la difesa dei diritti umani, della sovranità nazionale e della democrazia. La manifestazione è quindi un appello alla solidarietà e alla partecipazione dei cittadini, riaffermando che la lotta per la giustizia sociale deve essere costante affinché il Brasile e il mondo avanzino verso una società più giusta, democratica e sostenibile.

Nel 2025, il movimento rafforza queste rivendicazioni promuovendo un Plebiscito Popolare, il cui obiettivo è quello di includere la popolazione nelle decisioni su questioni come la riduzione dell’orario di lavoro, la fine del turno 6×1 e la tassazione dei super ricchi. La partecipazione di tutti è importante; è democrazia, è uguaglianza, è riconoscimento. Non possiamo rimanere indifferenti alla sofferenza di coloro che sono schiacciati quotidianamente da questa società. Non possiamo rimanere indifferenti alla disuguaglianza. Non possiamo rimanere indifferenti alla sofferenza dei popoli oppressi e all’arroganza dei più forti. Pertanto, il grido degli esclusi non deve essere messo a tacere, né deve essere messa a tacere la denuncia di coloro che desiderano zittirlo. Credo in un percorso che si costruisce insieme, che parte dal basso, dal popolo, da una coscienza critica, che ci permette di vedere che la lotta deve essere costante e continua. Bertolt Brecht ha detto che quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere. In un mondo globalizzato, non possiamo più dire che non sappiamo. Pepe Mujica ci ha lasciato una citazione che serve da esempio per la nostra vita quotidiana: “La politica è una lotta per la felicità di tutti”. In un mondo in cui l’umanità sembra scomparire, facciamo di nuovo la differenza: torniamo ad essere umani!

Emma Chiolini, Salvador, Brasile

Aggiornamenti sul ciclone Jude!

LMC Mozambique

Cari amici,

dopo tanto tempo, riusciamo finalmente a scrivere e darvi notizie su questo importante e delicato progetto di sostegno umanitario, che con tutto il cuore e con tutte le forze, stiamo sviluppando e portando avanti.

I progetti e lavori che stiamo svolgendo sono moltissimi e cerchiamo di dare il massimo in quello che facciamo per il bene di questo popolo. Ci eravamo lasciati con le notizie di un primo intervento urgente sostenuto come equipe missionaria (laici assieme ai padri comboniani) che lavorano nella parrocchia di Carapira.

Se ricordate, il giorno stesso del ciclone, ci eravamo riuniti ed avevamo spalancato le porte della Chiesa e non solo, per accogliere gli sfollati colpiti e dare, come primo intervento, cibo e un alloggio dove trascorrere la notte. Dopo pochi giorni da questo disastro, anche il distretto di Monapo, intervenuto con alcune associazioni per dare sostegno a queste famiglie, ci chiese aiuto per raggiungere più persone possibili. Noi ovviamente, non ci siamo tirati indietro ed abbiamo sostenuto il tutto fino a quando la situazione si è fatta un po’ complicata, perché alcuni non ricevevano aiuti. Dopo vari interventi assieme a loro, avevamo percepito e intuito, che il sostegno che bisognava dare, doveva prendere una forma diversa e quindi ci siamo interrogati su quale fosse il modo più corretto per aiutare e come. Perché diciamocelo, tutti siamo capaci di dare cose e tutti possono chiamarsi missionari, ma la domanda corretta è: come io li posso aiutare per dare davvero un sostegno? perché loro possano continuare ad avere una vita dignitosa? perché loro poi non rimangano dentro ad una situazione di dipendenza, ma possano da questa esperienza costruire la loro vita! Da questa domanda profonda, sono iniziati tutti i nostri ragionamenti come equipe missionaria, mettendo sul tavolo tutti i rischi e le possibilità. Il Signore è Grande!

Da queste riflessioni e vedendo un po’ più ampiamente la situazione generale, siamo partiti subito, facendo un censimento generale della nostra parrocchia, cioè’ di tutte le nostre 98 comunità di cui è composta, assieme a tutti i nostri regionali e alle persone che lavorano con noi nei vari ministeri, coinvolgendo ogni anziano della comunità e le comunità stesse. Già questo primo passo, vi assicuriamo che non è stato facile, perché comunicare con tutti, in un luogo dove la maggior parte non ha il telefono, più le grandi distanze che ci separano da alcune regioni e non avendo mezzi di trasporto, ha necessitato tempo. Poi il ciclone Jude ha sradicato alcuni ponti, quindi anche per noi, era difficile raggiungere certe zone con le macchine.. (ci sono alcune zone che ancora non sono raggiungibili) … questo per farvi capire in quanta essenzialità si vive e le tempistiche necessarie per poter fare le cose… Ripartendo da questo primo censimento, le domande erano tantissime: Chi aiutiamo? Quante comunità? Con che criteri scegliamo? Come? E se qualcuno ci viene a chiedere aiuto, come facciamo? Ma anche qui la Provvidenza è stata immensa e tutto questo non ha potuto far altro che spalancare ancora di più il nostro sguardo e siamo davvero rimaste sbalordite di quanto bene e aiuto concreto è arrivato da voi! Da queste prime domande, che da un lato pesavano come macigni, per cercare di aiutare/dare un segno senza escludere nessuno, in verità poi pian piano tutti i tasselli si sono incastrati nel verso giusto. Ovviamente siamo sempre intervenuti immediatamente con il cibo e le necessità di primo soccorso/aiuto, ogni qualvolta che venivano a bussare alla nostra porta.

Ma arriviamo alla bellezza realizzata grazie ognuno di voi. Come già anticipato prima, visto le lunghe distanze che i regionali dovevano percorrere, siamo partiti a comprare 5 biciclette, una per ogni responsabile di regione e l’abbiamo consegnata ad ognuno di loro al consiglio parrocchiale. Impossibile regalare una bicicletta a tutti i partecipanti dei vari ministeri della Parrocchia perché sono tantissimi, ma almeno un primo intervento sui regionali che sono sempre a correre per la loro regione e per le loro amate comunità, aiutando così anche loro a ridurre i tempi per raggiungere le varie comunità nella loro regione. Siamo partiti, con questi 5 regionali a fare un censimento interno ad ogni loro comunità assieme ad ogni anziano, ad ogni zonale responsabile della propria zona e alla fine, la vostra generosità ci ha permesso di aiutare a costruire una casa in ogni comunità, quindi ben 98 case totali, per la famiglia piu’ povera e bisognosa che loro stessi individuavano… La casa non sarà in muratura, perché i costi sono esorbitanti e non riusciremo mai a intervenire con tutti ed a amplio raggio, ma anche qui abbiamo ponderato nell’appoggiare a costruire una casa con struttura con i pali in legno e la struttura laterale verrà fatta con i blocchi di fango mescolato con il cemento, quindi questo significa casa piu’ forte e che dura nel tempo… Poi il tetto verrà costruito con il bamboo e un grande telone forte e resistente che isola per non far entrare acqua, sempre il tutto donato grazie al vostro grande sostegno… Ogni comunità si impegnerà alla costruzione stessa mettendo a disposizione lavoro manuale, impegno ed entusiasmo.

Siamo intervenuti anche al sostegno di quasi 30 cappelle in muratura per il momento… stanno già lavorando per cercare di concludere i lavori prima che arrivi il tempo delle piogge e soprattutto altri cicloni. Le cappelle saranno costruite in muratura anche perché in futuro con altri cicloni, potrà essere un riparo per gli sfollati.

Davvero voi non potete immaginare la loro felicità, la piccola speranza che avete acceso nei loro cuori nonostante le tantissime difficoltà che ogni giorno devono affrontare… Pensate che Carapira, viene chiamata dal popolo, la piccola Italia: hanno una grande stima di noi italiani perché a parte l’aiuto ricevuto, hanno sempre trovato missionari italiani che hanno voluto loro un grande bene!

Ma non è tutto… oltre ad essere intervenuti con le case, le cappelle ecc… abbiamo comprato coperte, zanzariere, sapone ecc.… in modo da distribuire anche ad altre famiglie e riuscire così a raggiungere più persone bisognose.

Alcuni dell’equipe missionaria, in particolare Wiston e Maria Augusta, con grande gioia e tanta passione, stanno anche facendo un corso di medicina naturale e stanno andando nelle varie regioni per poter insegnare, i primi interventi basici, visto che non hanno le possibilità di comprare medicine, oltre a non trovarle, e anche perché dopo il ciclone la situazione sanitaria si è complicata di molto (la semplice malaria ogni giorno fa un sacco di morti). Adesso pian piano, stiamo costruendo un piccolo vivaio di piante per la medicina naturale e con il tempo vorremmo consegnare loro queste piccole piante o perlomeno riuscire a sostenerli un po’ nella medicina… altre idee future: intervenire sulle sementi da consegnare loro, etc.

Quindi il lavoro non manca e questo e nonostante le tante sofferenze che viviamo ogni giorno e condividiamo con loro, la nostra gioia non manca, anzi ringraziamo e preghiamo perché il Signore ci possa sempre tenere in salute e costruire una strada per rimanere in futuro.

Siamo grate alla vita per questo cammino, per la vostra continua fiducia nei nostri confronti e non abbiamo bastanti parole per ringraziarvi personalmente. Sappiamo l’importanza della trasparenza ed il valore di questa e ogni giorno lottiamo per un mondo migliore e per una dignità soprattutto per i più poveri e lontani.

Grazie perché voi credete in noi e continuate a camminare con noi, non lasciandoci mai sole anzi facendoci sentire famiglia e co-responsabili. Saper scegliere ogni giorno e vivere i veri valori è importante per il bene di tutti. Perciò ci sentiamo molto responsabili di quello che riceviamo e nei confronti di tutti voi e ancora vi chiediamo scusa se non riusciamo a rispondere subito perché in tantissimi ci scrivete e siamo impegnate in mille fronti, ma, con i nostri tempi, arriviamo.

Abbiamo anche una grande novità che vogliamo condivide. Per i più coraggiosi e non, che volessero venire a vedere e toccare con le proprie mani, ciò in cui operiamo, vi invitiamo a passare del tempo con noi. Quello che possiamo offrirvi sarà sicuramente tanta allegria, gioia nell’accogliervi e un grande bene anche per noi per fare spazio al nostro cuore e conoscere la missione che è di tutti… e quello che toccherete con mano sarà la vera umanità ed un popolo che vi saprà accogliere ed amare. Cosa vi porterete a casa?

La vita vera e l’umanità vissuta… ma questo lo lasceremo scoprire a voi… e per chi avesse ‘’paura’’ della malaria, tranquilli un po’ di prevenzione durante il soggiorno e non vi accorgerete di nulla. Noi vi aspettiamo proprio per vivere con noi questa vita perché siamo tutti missione! Sicuramente questa missione, sarà una missione in uscita in mezzo alla gente… ma lasceremo scoprire a voi la bellezza!

Con grande affetto, stima e riconoscenza vi mandiamo un grande abbraccio; chi non riuscissimo ad abbracciare in Italia, vi aspettiamo in Mozambico per un’esperienza che vi ricorderete per tutta la vita!

Ilaria e Federica, LMC Carapira