
Per le vittime della tratta: perché il Signore spezzi le catene della loro schiavitù e, per intercessione di san Daniele Comboni e di santa Giuseppina Bakhita, tutti noi lottiamo con coraggio e tenacia contro questa piaga. Preghiamo.
Cari amici laici Missionari Comboniani e tutto il popolo di Dio.

La missione continua! Da tre mesi sono in missione a Piquiá, Açailândia, nello Stato del Maranhão, dove lavoro presso la Casa Familiare Rurale (CFR), che accoglie studenti del primo, secondo e terzo anno delle scuole superiori, per lo più figli di agricoltori che, oltre alla teoria, imparano nella pratica i lavori agricoli, la coltivazione di ortaggi, la frutticoltura, la piscicoltura, l’allevamento e l’apicoltura.
Ritengo che sia un lavoro molto importante e necessario affinché i nostri giovani continuino a vivere della terra e a trarne il sostentamento per le loro famiglie.
Nei fine settimana sto seguendo il percorso della Parrocchia di Santa Luzia, a Piquiá, per iniziare presto a inserirmi nelle attività pastorali.

Conto sempre sulle preghiere di ciascuno di voi per avere la forza di continuare in questo cammino.
Un grande abbraccio a tutti.
Tito, laico missionario comboniano.
Saluti a tutti,
Vorrei condividere con voi un breve aggiornamento sul nostro percorso missionario qui ad Arequipa, in Perù. Sin dal nostro arrivo, siamo stati attivamente coinvolti in varie attività parrocchiali e ministeri che continuano ad arricchire la nostra fede e a rafforzare il nostro impegno al servizio.
Un aspetto centrale della nostra vita missionaria è la partecipazione alla Santa Messa durante tutta la settimana. Attraverso l’Eucaristia, riceviamo nutrimento spirituale e otteniamo la grazia e la forza necessarie per svolgere la nostra missione con gioia e dedizione.
Il lunedì e il mercoledì accompagniamo uno dei fratelli che tiene corsi di catechismo per adulti che si preparano a ricevere il sacramento della Cresima. È stata una benedizione poter testimoniare il loro desiderio di approfondire il rapporto con Cristo e di abbracciare pienamente la propria fede.
Il martedì e il venerdì prestiamo servizio presso un asilo nido, aiutando nella cura dei bambini di due anni e sostenendo il personale nelle sue responsabilità quotidiane. Questo ministero ci ha insegnato l’importanza della pazienza, della tenerezza e dell’attenzione verso i membri più piccoli della nostra comunità.
Ogni giovedì inizia con un ritiro e un incontro con i sacerdoti della parrocchia. Durante questo tempo, preghiamo insieme, riflettiamo sulle nostre esperienze missionarie e pianifichiamo le prossime attività parrocchiali. Più tardi, nel corso della giornata, facciamo visita agli anziani della comunità, di età compresa tra i 60 e i 100 anni. Trascorriamo del tempo a chiacchierare con loro, ad ascoltare le loro storie, a ballare e a informarci sul loro stato di salute. Questi incontri ci ricordano il valore della compagnia, del rispetto e della saggezza che deriva dall’età.

Il venerdì pomeriggio ci riuniamo con i giovani per momenti di condivisione e socializzazione. Rispondiamo alle loro domande, condividiamo le nostre esperienze e la nostra cultura del Kenya e ci divertiamo con attività ricreative come giocare a pallavolo insieme. Questi incontri offrono l’opportunità di costruire relazioni significative e di incoraggiare i giovani nel loro cammino di fede.
Attraverso tutte queste attività, continuiamo a crescere nella nostra vocazione missionaria, accompagnando e servendo la popolazione di Arequipa. Siamo profondamente grate per l’opportunità di far parte di questa comunità e di essere testimoni dell’opera di Dio nella vita di coloro che incontriamo ogni giorno.

Grazie per le vostre preghiere, il vostro incoraggiamento e il vostro sostegno. Vi preghiamo di continuare a ricordarci nelle vostre preghiere mentre ci sforziamo di essere fedeli strumenti dell’amore e della misericordia di Dio nella nostra missione.
Che Dio vi benedica abbondantemente.

Belinda e Claudina, LMC keniane in Perù
Roma, 12 giugno 2026 – Solennità del Sacro Cuore di Gesù
Cari confratelli,
nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù siamo invitati a tornare alla sorgente della nostra vocazione e della nostra missione. Contemplando il Cuore trafitto del Buon Pastore, riconosciamo l’amore senza misura di Dio per l’umanità: un amore che si fa vicinanza, compassione, misericordia e dono totale di sé.

Il Cuore di Gesù non è soltanto un simbolo della nostra fede; è il luogo in cui impariamo a conoscere il modo di amare di Dio e il criterio con cui discernere la nostra vita missionaria. In esso scopriamo un amore che non esclude nessuno, che si lascia ferire dal dolore del mondo e che continua a cercare chi è perduto, dimenticato o scartato.
San Daniele Comboni trovò nel Cuore di Cristo il segreto della sua passione missionaria. Da quella contemplazione nacque il suo amore per i popoli più abbandonati e la sua capacità di condividere la loro storia fino a sentirli veramente fratelli. Anche in noi, “figli” di un così grande apostolo dell’Africa, la missione trova la sua origine e il suo rinnovamento nel lasciarci plasmare dal Cuore di Gesù, perché il nostro sguardo, le nostre scelte e le nostre relazioni riflettano sempre più i suoi sentimenti.
Papa Francesco ci ha ricordato che «il Cuore di Cristo, che simboleggia il suo centro personale da cui sgorga il suo amore per noi, è il nucleo vivo del primo annuncio» (Dilexit nos, 32). Solo rimanendo uniti a questo centro potremo evitare che la missione si riduca a efficienza, organizzazione o semplice attività. Prima di essere operatori, siamo discepoli; prima di parlare di Cristo, siamo chiamati a lasciarci trasformare dal suo amore.
Viviamo in un mondo segnato da profonde ferite. Guerre, violenze, disuguaglianze, migrazioni forzate, povertà antiche e nuove continuano a colpire milioni di persone. Molti uomini e donne cercano speranza, ascolto e dignità; tanti giovani cercano un futuro; numerose comunità vivono situazioni di fragilità e di incertezza. Di fronte a queste realtà, la tentazione dell’indifferenza o della rassegnazione è sempre in agguato.
Il Cuore di Cristo, invece, ci chiama a una vicinanza coraggiosa. Ci invita a non passare oltre, a non chiuderci nelle nostre sicurezze, ma a condividere la vita dei popoli ai quali siamo inviati. La missione nasce proprio da questo movimento del cuore: uscire da sé stessi per incontrare l’altro, riconoscendolo come fratello e sorella amati da Dio. Privilegiando gli ultimi, i più emarginati, i più poveri, al punto da desiderare, per dirla con Daniele Comboni, «di stringere tra le braccia e dare il bacio di pace e di amore a quegli infelici [nostri] fratelli» (Scritti 2742). Sì, come comboniani, siamo chiamati a essere segno di questo amore che accoglie e ricompone, che crea fraternità e genera speranza nelle periferie del mondo.
La nostra presenza nelle diverse Chiese e nei diversi popoli del mondo acquista credibilità quando diventa testimonianza di comunione, specialmente nelle nostre comunità internazionali e interculturali. La diversità delle nostre provenienze non è un ostacolo alla missione, ma uno dei suoi segni più eloquenti: il Vangelo è capace di unire ciò che il mondo spesso divide.
In questa festa chiediamo, dunque, la grazia di un “cuore missionario”, capace di compassione, di ascolto e di prossimità; un cuore libero da ogni forma di chiusura e disponibile a lasciarsi inquietare dalle sofferenze dei più poveri e abbandonati; un cuore che sappia riconoscere la presenza di Dio nelle periferie umane ed esistenziali del nostro tempo.
Affidiamo al Sacro Cuore di Gesù il nostro Istituto, le comunità nelle quali viviamo, i popoli che serviamo e tutti coloro che portiamo nella preghiera e nel lavoro quotidiano. Questo Cuore rinnovi in noi la gioia del Vangelo, ravvivi il fuoco della missione e ci renda testimoni credibili del suo amore nel mondo.
Con fraterno affetto, vi auguriamo una santa e gioiosa Festa.
Il Consiglio Generale MCCJ
È con gioia che vogliamo condividere un breve resoconto di come si sono svolti la nostra partenza dal Guatemala e il nostro arrivo in Brasile.
Abbiamo iniziato l’anno scorso, con la conferma della nostra partenza e con essa sono arrivati i documenti dal Brasile per richiedere il visto e sono iniziate le situazioni complicate: si sono rotti i veicoli e molti elettrodomestici, il lavoro si è accumulato e i nostri genitori si sono ammalati. In mezzo a una marea alta siamo arrivati a gennaio e, senza avere la certezza della data di partenza, abbiamo comprato i biglietti e abbiamo dovuto cambiarli per un mese dopo perché il visto non era ancora pronto; nell’attesa il visto è arrivato e il giorno dopo siamo partiti per il Brasile.
Che conforto sapere che c’è una comunità che ti aspetta; le preghiere della nostra comunità e di coloro che ci accolgono ci aiutano a sostenerci; senza dubbio la prima impressione è uno shock, nonostante si conosca la cultura, la lingua e le usanze, ti colpisce sempre in pieno e uscire dalla tua zona di comfort ti smuove le viscere. Si ricordano le cose belle, i momenti gloriosi, le gioie, ma in quel momento ti ricordi quanto è difficile, quanto manca, ciò che lasci e torni a Dio perché solo Lui può sostenerti.

Siamo arrivate per lavorare… scendendo dall’aereo e con un tema da condividere in un incontro parrocchiale di donne. Abbiamo trovato il tetto rotto da riparare, perché piove più dentro che fuori, umidità e altre cose, e grazie a Dio Cristina aveva già pulito la casa che era rimasta vuota da 7 mesi. L’auto si è rotta tre volte e abbiamo appena iniziato!
Con grande impegno e gioia abbiamo pulito e sistemato le due case per accogliere i laici che stanno facendo il loro percorso di discernimento per diventare LMC del Brasile durante la Settimana Santa e, in mezzo alle tribolazioni, siamo riusciti a far iniziare i nostri figli a studiare.
Oggi, dopo esserci stabilizzati, aver preso una routine e aver iniziato a lavorare nelle attività parrocchiali, siamo più sereni e con un obiettivo più chiaro.
Abbiamo ripreso, in pochi, le attività nella Casa Comboniana, sede che si occupa della parte sociale e dello sviluppo umano della regione. Abbiamo iniziato con il gruppo di artigianato femminile e stiamo integrando altre attività formative e di aiuto comunitario alla casa, poiché è rimasta chiusa per un lungo periodo.
Stiamo accompagnando due comunità, che sono un po’ deboli e con poche persone con cui lavorare; abbiamo iniziato ad accompagnare l’associazione di quartiere e stiamo aspettando che si risolvano i problemi che ha per iniziare con le lezioni di spagnolo e inglese; d’altra parte abbiamo già iniziato la catechesi prematrimoniale, gli incontri con la pastorale familiare e l’accompagnamento del gruppo di spiritualità comboniana.
Stiamo riscoprendo il luogo, incontrando nuovamente le persone; ci dà gioia e forza quando ci salutano con effusione e, soprattutto, ci offre una grande sfida: fare bene per la gloria di Dio. È venuto a trovarci il provinciale, il che senza dubbio ci ha dato ulteriore coraggio per andare avanti e organizzare insieme i lavori da realizzare come famiglia comboniana.
Celebriamo questi tre mesi con il Corpus Domini e la festa parrocchiale dei Centinelas, momento di convivenza, condivisione e animazione della comunità.
Sono tante emozioni, tristezze, desideri e ritrovi; ogni missionario ha bisogno di un tempo per calmare lo spirito, per addentrarsi nel terreno, per mettere a posto la testa e il cuore. Ci piace lavorare e stare con la gente, accompagnarla ed evangelizzarla, ma soprattutto essere testimoni dell’amore di Dio.
Che San Daniele Comboni continui a intercedere per ciascuno di noi, per tutti i suoi missionari, e che la prossima celebrazione, la festa del Sacro Cuore di Gesù, sia fonte di unità per tutta la famiglia comboniana, che lotta contro le sfide quotidiane, la precarietà e tante altre problematiche che lo stesso Comboni ha sofferto.
Con affetto e tanta speranza in Dio,
Famiglia Camey Figueroa
LMC del Guatemala in Brasile