Laici Missionari Comboniani

Vi presentiamo la Famiglia Comboniana

La Famiglia Comboniana

La Famiglia Comboniana è una comunità di persone che nasce attorno alla figura di un missionario, san Daniele Comboni. Un uomo nato quasi due secoli fa, il 15 marzo 1831, in un paesino rurale che si affaccia sul lago di Garda, Limone.

Familia Comboniana

È da Limone sul Garda che parte Daniele, per studiare a Verona, nell’Istituto di Don Mazza, e per comprendere, con una lungimiranza ancora non sopita, come un continente lontano, come l’Africa, avesse la necessità di compiere un cammino che partisse da sé, dalla sua gente, da tempo e ancora oggi, depredata dalle sue ricchezze naturali e umane.

Daniele, allora, invocava una missione e una Chiesa capaci di unire le forze per salvarsi, con la salvezza dell’Africa, delle sue genti e quindi di sé stessa. Lo stesso anelito che muove la Famiglia Comboniana oggi.

Familia Comboniana

In quel Piano per la rigenerazione dell’Africa, che Comboni, per una intuizione carismatica, inizia a sognare ai piedi della tomba di san Pietro, il 15 settembre 1864, si disegna un mondo diverso, che si declina in un motto: “Salvare l’Africa con l’Africa”. Un motto che sogna di rendere le persone protagoniste del loro presente e futuro, a partire dalle realtà quotidiane in cui vivono, dalle schiavitù antiche e moderne che gli vengono imposte da una ricchezza occidentale sempre più avida e matrigna.

Comboni sa che il primo strumento per la salvezza è la conoscenza e si adopera innanzitutto per la formazione, di insegnanti e artigiani come di catechisti, suore e sacerdoti, in modo che ciascuna persona, all’interno della propria comunità, trovi la sua modalità di vivere il Vangelo, la prossimità e la condivisione.

Familia Comboniana

Nasce così l’embrione di un movimento missionario che mette insieme presenze religiose e laiche, maschili e femminili, autoctone e no, capace di condividere bisogni e interessi, nella complementarietà di un obiettivo che parte dalla consapevolezza che ciascuna persona si salva se sono tutte a salvarsi, che ciascuna persona può essere quel che è se anche le altre hanno la stessa possibilità.

Un disegno di umanità che non si confina al continente africano, ma che espande la sua traccia all’Europa tutta, che deve conoscere quella terra allora lontana e contribuire alla salvezza. Comprendendo l’importanza non solo di una formazione, ma anche di una informazione, Comboni pensa a una rivista: “Gli Annali del Buon Pastore”.

È un’epoca lontana, quella di Daniele, un’epoca di tratta degli schiavi, di grandi discriminazioni basate sul colore e sulle differenze religiose. Per questo, Comboni comprendeva la necessità di unire i mondi dei saperi di allora, il mondo civile, culturale e politico, tesi verso una causa comune. Il suo sogno superava il tempo, il suo sogno rimane attuale, non solo perché si è avverata la frase da lui detta, “Io muoio, ma la mia opera non morirà”, ma perché ancora oggi viviamo un tempo di schiavitù e di pensieri di supremazia.

Familia Comboniana

L’opera di Daniele vide nascere gli Istituti religiosi delle Suore e dei Missionari Comboniani e in tempi più recenti le Missionarie Secolari Comboniane e le Laiche e i Laici Missionari Comboniani. Cosicché, l’anelito “Se avessi mille vite, tutte le darei per la missione” ha continuato a declinarsi nel tempo, nelle vite di chi ha scelto di continuare il Piano, di tradurlo nel cammino di una famiglia, la Famiglia Comboniana.

Uomini e donne capaci di allargare gli orizzonti geografici di quel sogno, aprendo il proprio cuore al servizio dei più poveri e abbandonati, come diceva Comboni, presenti sia in Africa che in Europa, America e Asia; in quei luoghi di frontiera, nelle periferie di un mondo globale che si declina come Casa comune, quella Casa che la Famiglia Comboniana abita in ogni posto in cui vive la propria quotidianità.

Familia Comboniana

Vi presentiamo dunque la nostra Famiglia, una Famiglia che segue le orme di san Daniele Comboni, sperando che vogliate essere coinvolti in un insieme di persone che va oltre l’essere fisicamente nello stesso luogo a fare le stesse cose, che significa reciproca condivisione e accoglienza della ricchezza che sta nella peculiarità di ciascuna persona, dove la diversità dell’altra diventa dono che fa comprendere meglio la propria identità…

Missionari Comboniani

MCCJ

I Missionari Comboniani sono un istituto missionario cattolico presente oggi in oltre 40 Paesi, in tutti i continenti. La loro missione è annunciare il Vangelo di Gesù Cristo, in modo particolare ai popoli e ai gruppi umani che ancora non lo conoscono.

Tutti i missionari si consacrano a Dio per questa missione: sono circa 1.500 in totale. La maggioranza sono sacerdoti, ma un numero significativo è costituito da fratelli, che partecipano pienamente alla stessa missione attraverso le più diverse competenze professionali. Insieme, si sforzano di essere attenti alle esigenze concrete delle popolazioni a cui sono inviati, soprattutto nell’ambito della promozione umana, dell’educazione, della sanità, delle comunicazioni e dello sviluppo integrale.

Provenienti dall’Europa, dall’Africa, dall’America e dall’Asia, i Missionari Comboniani operano prioritariamente in contesti segnati dalla povertà, dall’emarginazione, dall’ingiustizia e da nuove e antiche forme di schiavitù. In questi ambienti si impegnano a formare comunità cristiane vive, capaci di essere fermento di promozione umana e di trasformazione sociale. Il loro servizio è animato dalla speranza di contribuire alla costruzione di un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la Madre Terra, nella pace tra i popoli, riconoscendosi nella comune dignità di figli e figlie di Dio.

Fondati da san Daniele Comboni a metà del XIX secolo, con il sogno di portare il Vangelo e uno sviluppo integrale ai popoli dell’Africa, i Missionari Comboniani operano oggi in tutti i continenti. Essi sono presenti sia là dove è necessario avviare nuove comunità cristiane, sia dove occorre accompagnare e sostenere Chiese locali giovani, ancora in fase di crescita e consolidamento.

MCCJ

Nel contesto del forte aumento dei flussi migratori del nostro tempo, i Missionari Comboniani svolgono oggi una parte significativa della loro missione anche nell’emisfero nord, in particolare nelle periferie umane e sociali delle grandi città. In questi ambienti condividono la fede cristiana come fermento di fraternità, di dialogo interculturale e di amicizia sociale tra persone di popoli, culture e religioni diverse.

MCCJ

Il motto che ha guidato san Daniele Comboni, «Salvare l’Africa con l’Africa», continua a ispirare profondamente i Missionari e le Missionarie Comboniane. Esso si traduce nell’impegno a responsabilizzare ed emancipare le persone e le comunità locali, affinché siano protagoniste della propria crescita cristiana, sociale e umana. Questo stile missionario si esprime in modo particolare nella formazione di leadership locali, sia nelle comunità ecclesiali sia nei progetti di sviluppo e di giustizia sociale.

MCCJ

Nel cuore di ogni missionario comboniano continua ad “ardere la fiamma” che san Daniele vide uscire dal cuore aperto di Cristo sulla croce, in uno speciale momento contemplativo, nella basilica di San Pietro, a Roma, il 15 settembre 1864: è l’amore ricevuto dal Cuore di Cristo, Buon Pastore, che ancora oggi spinge i missionari ad andare incontro ai più poveri e abbandonati. Ovunque siano inviati, questa fiamma d’amore li anima a entrare in un dialogo rispettoso con tutti, per condividere la fede e promuovere cammini di fraternità che riaccendano la speranza in un mondo riconciliato e in pace.

MCCJ

Il carisma missionario donato da Dio a san Daniele Comboni è oggi condiviso da diverse realtà che, nel loro insieme, costituiscono la Famiglia Comboniana. Per questo, ogni volta che è possibile, i Missionari Comboniani collaborano strettamente con le Suore Missionarie Comboniane, le Missionarie Secolari e i Laici Missionari Comboniani. Ciascun gruppo vive e incarna, secondo la propria vocazione specifica, lo stesso spirito missionario che animava il Fondatore.

Il carisma di san Daniele Comboni è un dono per tutta la Chiesa ed è aperto a molteplici forme di partecipazione. Parte della missione delle comunità comboniane è anche condividere questo spirito con le Chiese di antica fondazione, affinché possano rinnovare il loro slancio missionario e collaborare attivamente nell’annuncio del Vangelo e in gesti concreti di solidarietà, giustizia e pace, segni visibili dell’amore di Dio per tutta l’umanità, senza alcuna distinzione.

Suore Missionarie Comboniane

Combonianas

Siamo nate da un sogno grande di san Daniele Comboni, da un ideale che ci riempie il cuore. Comboni ci ha lasciato un’eredità che è grazia e responsabilità, dono e conquista. Vedeva nella nostra identità di donne missionarie, l’immagine delle donne del Vangelo, così infatti scriveva in una delle sue lettere: “Se non avessi tante occupazioni, vorrei darvi un’idea dell’apostolato di queste suore, la vera immagine delle antiche donne del Vangelo” (E. 3554).

Da allora, la testimonianza di Maria di Magdala, delle Mirofore, della Samaritana, della donna che impasta il pane, delle donne sterili e rese fertili, insieme a quella delle altre discepole di Gesù, illumina il nostro cammino e la nostra dedizione missionaria di suore comboniane.

Combonianas

Come Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salomè, che preparano profumi e, mosse dall’Amore, vanno al sepolcro per ungere il corpo del Maestro, come queste tre donne, piccola comunità come molte delle nostre comunità, ci sentiamo incoraggiate a metterci in cammino quando è ancora notte, con occhi e orecchie attente ai gemiti dell’umanità e del cosmo, a prenderci cura della vita più ferita, di tutte le forme di vita e anche della morte; a compiere gesti che sembrano privi di senso; a prenderci cura di ciò che altre persone hanno abbandonato; a riconoscere i segni di rinascita presenti nella storia e essere noi stesse generative; a essere amanti della Vita e avere il coraggio e la docilità di penetrare il Mistero e lasciarci trasformare da Lui.

Molte di noi conoscono terre aride, apparentemente senza vita, ma l’esperienza ci fa dire che anche il deserto porta con sé un potenziale generativo, così come le donne sterili della Bibbia custodiscono in sé una fecondità che nessuno può loro togliere. È proprio nei deserti geografici ed esistenziali che annunciamo la Sorgente di acqua viva. Spesso le realtà a cui siamo inviate appaiono come grembi inariditi, resi tali dallo sfruttamento e dalla violenza subita, ma sono aperti ad accoglierci, nella speranza di una rinascita.

Combonianas

La nostra missione è essere pane, nutrimento e gioia; esistenza donata per alleggerire la sofferenza umana, per vivere la condivisione e mobilitare relazioni autentiche e umanizzanti. La donna della parabola unisce farina, acqua e lievito; le nostre mani mescolano i nostri saperi con i saperi dei popoli a cui siamo inviate. Impastiamo il pane dell’esistenza in sinergia con le forze di altre donne e uomini, di organizzazioni religiose e civili per costruire relazioni che siano comunitarie e solidali.

Combonianas

Le vie percorse sono molte: deserti e foreste, periferie e frontiere, strade di terra battuta, fiumi e asfalto, villaggi e città. Ci esprimiamo attraverso ministeri diversi, ma con un unico desiderio: prenderci cura della vita, di quella impoverita e esplorata che include i corpi umani, ma anche i corpi-territorio della terra, dell’acqua, delle foreste, ugualmente impoveriti e esplorati. La cura è un cammino di reciprocità, perché inquanto curiamo ci sentiamo curate, e anche perché quando un essere è violato, tutta la rete di vita ne soffre. La cura è un atto comunitario e politico. È tenerezza, ma anche trasgressione contro un sistema dominante.

La donna senza nome che dialoga con Gesù, la Samaritana, ci ricorda la capacità di andare oltre i propri limiti e confini, di stabilire relazioni nelle quali il potere circola, di riconoscerci capaci di lasciare le proprie sicurezze e convinzioni per lanciarsi verso cammini inediti. La donna samaritana e l’uomo giudeo che la incontra al pozzo ci parlano dell’incontro possibile tra etnie diverse e del superamento dei pregiudizi che separano uomini e donne. Il loro dialogo passa dalla sfera materiale a quella spirituale, come spesso accade in missione quando dal soddisfare i bisogni primari, si giunge, con umiltà, a parlare del Mistero, a testimoniare il Dio-Presenza che rompe ogni schema nel quale cerchiamo di racchiuderlo.

Combonianas

La Sapienza grida per le strade, nelle piazze fa udire la sua voce”; Gesù annuncia nelle strade e nelle case; Comboni si addentra nelle corti e nei deserti. Nutrite da una spiritualità femminile, biblica e mistico-politica, i nostri passi seguono le loro orme, annunciatrici di relazioni di reciprocità, di una umanità riconciliata con sé stessa e con l’intero creato.

Missionarie Secolari Comboniane

Seculares combonianas

«Il Signore ha scelto anche voi per collaborare con la preghiera, il dono totale di voi stesse, e l’opera di apostolato, mettendovi nella stessa famiglia fondata dal nostro padre monsignor Daniele Comboni». Questa espressione di padre Egidio Ramponi – a cui si deve l’idea fondante del nostro Istituto – rivolta alle prime quattro giovani donne che il 22 agosto 1951 si sono donate al Signore in quello che sarebbe stato l’Istituto Secolare Missionarie Comboniane, contiene il nucleo essenziale della nostra vocazione e appartenenza alla Famiglia Comboniana.

Seculares combonianas

L’approvazione pontificia del 22 maggio 1983 è stata una tappa importante per il nostro Istituto, un punto di arrivo di una storia che è andata evolvendosi, ma anche di partenza per un cammino che avrebbe portato a mettere meglio a fuoco la nostra identità, fino a oggi. La recente approvazione delle Costituzioni aggiornate, come frutto di un lungo periodo di riflessione, ne è un segno.

Il nostro stesso nome, Missionarie Secolari Comboniane, esprime l’identità della nostra vocazione che trova fondamento nella stessa esperienza di Cristo vissuta da Comboni, nel suo amore per gli ultimi e nel “far causa comune con loro”. Il condividere la sua passione per Cristo e per l’umanità si traduce nel dono totale di noi stesse in risposta alla chiamata, attraverso la professione dei consigli evangelici.

Seculares combonianas

Una passione che si alimenta nell’incontro personale con il Signore, da cui scaturisce il desiderio di condividere con tutte le persone e in particolare con chi ne è più lontano, la buona Notizia del Vangelo, perché tutti possano conoscerlo e incontrarlo e avere vita in abbondanza (cfr. Gv 10, 10).

Seculares combonianas

La “secolarità” è la dimensione che contraddistingue lo spirito e il modo in cui incarniamo il dono del carisma comboniano; questa ci accomuna alla condizione di tutte le persone cristiane laiche che vivono nel mondo, inserite nel proprio ambiente sociale, professionale, ecclesiale.

È un modo di vivere che ha il suo riferimento nell’Incarnazione del Figlio di Dio e che comporta una piena appartenenza alla storia, vissuta con lo stile di Gesù, il più umano degli uomini, figlio e fratello di tutti, che ci porta a condividere le stesse situazioni, anche di precarietà e di incertezza, della maggior parte della gente comune, a farci carico delle sfide, delle sofferenze e speranze dell’umanità.

Come Missionarie Secolari Comboniane siamo inserite, ciascuna nel proprio ambiente, nella propria situazione, vivendo del proprio lavoro. Questo è il nostro modo di trasformare il mondo dal di dentro con lo spirito del Vangelo.

Seculares combonianas

In sintonia con le immagini evangeliche del sale e del lievito, semplici elementi della vita quotidiana che agiscono dall’interno, mettiamo l’accento sull’essere fermento missionario in ogni realtà e situazione umana, più che sulla visibilità dell’organizzazione, delle opere o delle strutture. Questo è l’elemento che ci accomuna tutte nella pluralità delle situazioni di vita, di ambienti, di attività, di età, e che si manifesta in una molteplicità di modi di vivere e di esprimere la missione.

Coltiviamo un atteggiamento di apertura alle situazioni di frontiera nel nostro Paese o in Paesi diversi, disposte ad andare alle diverse periferie del mondo. Un “andare” che è prima di tutto un uscire da noi stesse, dai nostri ristretti confini, per allargare gli orizzonti al mondo intero, soprattutto alle persone più povere, agli ultimi…; un’attitudine che permea tutto il nostro vissuto e che può concretizzarsi anche nella scelta di un servizio in contesti o luoghi diversi da quelli della vita ordinaria.

Ci anima il desiderio di tener desta dovunque quell’apertura missionaria che fa del partire dagli ultimi il criterio, non solo di un’autentica vita evangelica, ma anche umana.

Seculares combonianas

Ci sentiamo chiamate a vivere in prima persona questa “tensione di uscita” essendone testimoni anche verso gli altri in tutti i modi possibili, nelle relazioni interpersonali, nelle diverse situazioni quotidiane, nelle comunità cristiane e in ogni contesto di vita e di impegno, anche attraverso iniziative specifiche, aperte alla collaborazione con ogni persona di buona volontà.

Laici Missionari Comboniani

LMC

Fin dall’inizio della sua missione, san Daniele Comboni portò con sé delle persone laiche che potessero aggiungere valore al suo sogno in Africa, condividere le loro professioni e quindi aiutare le comunità bisognose di sviluppo.
Secondo lui, i missionari e le missionarie laici “contribuiscono al nostro apostolato più di quanto i sacerdoti contribuiscano alla conversione, perché gli alunni e i neofiti neri stanno con loro per un periodo abbastanza lungo. Con l’esempio e la parola sono veri apostoli per gli alunni, che li osservano e li ascoltano più di quanto possano osservare e ascoltare i sacerdoti” (S 5831).

E non solo i missionari, riteneva che la formazione dei laici e delle laiche costituisse un elemento centrale del suo modo di fare missione, insisteva nel salvare l’Africa con l’Africa: “Tutti i miei sforzi sono rivolti a rafforzare queste due missioni dove prepariamo buoni indigeni delle tribù centrali, affinché diventino apostoli della fede e della civiltà nella loro patria” ( S 3293); “Sono riuscito a formare insegnanti e catechisti neri competenti, così come calzolai, muratori, falegnami, ecc. e a rifornire le stazioni di Khartoum e Cordofan. Gli indigeni così formati sono indispensabili per l’esistenza di una missione”. (S 3409).

LMC

Alla luce di questo carisma, molti laici e laiche che accompagnavano i religiosi nelle animazioni missionarie nei loro Paesi chiesero anche di essere missionari e missionarie, e di andare con questa vocazione in altri Paesi. Così, alla fine degli anni Ottanta, nacquero i gruppi di Laici Missionari Comboniani, gruppi di persone laiche pronte a mettere le loro competenze professionali e la loro vita al servizio della missione.
Comboni ci ha voluto Santi e Capaci, per cui il nostro impegno di donne e uomini cristiani è quello di poter condividere la nostra vita di fede e la nostra esperienza professionale con chi ne ha più bisogno.

LMC

Attualmente siamo presenti in 21 Paesi in Europa, America e Africa, collaboriamo sia nelle comunità internazionali, dove come LMC di diversi Paesi si riuniscono per avere una presenza missionaria comune e per condividere la nostra vita con le comunità bisognose nelle periferie delle città o nelle zone rurali dove molti sono dimenticati, sia nei nostri Paesi di origine dove, come laiche e laici inseriti nella società, cerchiamo di proporre uno stile di vita alternativo e solidale con chi è escluso da questo mondo.

LMC

A titolo di esempio, potremmo dirvi quanto sia importante offrire una formazione in agricoltura ecologica nel nord-est del Brasile, per accompagnare e formare le comunità a confrontarsi con i grandi latifondi e le compagnie minerarie estrattive.

Così come nella Repubblica Centrafricana, dove accompagniamo anche la popolazione Pigmea-Aka nei suoi accampamenti, con scuole di integrazione, e cerchiamo di far sì che i loro diritti siano riconosciuti come cittadini di prima classe in una società che cerca di relegarli.

In Mozambico, dove ci occupiamo anche di formazione professionale per i giovani delle comunità rurali, dando loro qualifiche che consentano di entrare nel mercato del lavoro, o di accompagnare le innumerevoli comunità della parrocchia che vivono nell’interno, dove non arriva quasi nulla.

LMC

Oppure nelle periferie delle grandi città latinoamericane (Perù, Brasile, Guatemala…) dove ci sono tante persone che cercano di sopravvivere e di guadagnarsi da vivere, persone che migrano dall’interno per cercare lavoro in città, ma che spesso sopravvivono a stento a causa della precarietà del lavoro che trovano.

LMC

In Europa troviamo anche tante persone migranti con cui camminare insieme, persone provenienti dai Paesi in cui siamo presenti e che accompagniamo anche dalla nostra esperienza missionaria di vita in Africa o in America, e cerchiamo di farle sentire accolte come lo siamo noi nei loro Paesi e di affiancarle e sostenerle nella loro integrazione nella nuova società.

LMC

Vogliamo vivere tutto questo a partire dalle nostre comunità locali, perché sentiamo che la nostra chiamata missionaria è quella di vivere questa vocazione a partire dalla comunità, e per questo ci incontriamo per formarci, pregare, condividere la nostra vita, i nostri sogni e il nostro impegno missionario.

La Famiglia Comboniana dossier.pdf

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