Oggi ho vissuto un Venerdì Santo diverso, un Venerdì Santo che non ho solo contemplato, ma che ho percorso, portato e offerto.
Ho avuto la grazia di partecipare alla processione del Nazareno della quasi-parrocchia di Santa María del Encinal, condividendo con la comunità, con gli amici e con due sacerdoti che sono un esempio di cosa significhi essere missionari e persone dedicate anima e corpo a Gesù e alla Chiesa, sentendo la fede di ogni fratello e sorella che camminava al mio fianco.
Ma l’ho vissuto anche con la mia famiglia, che è stata il mio sostegno in ogni momento.
Mia moglie, con ogni sguardo pieno d’amore, mi dava la forza di andare avanti; e ogni volta che mi offriva un sorso d’acqua, sentivo la sua cura e la sua compagnia, come un gesto semplice ma pieno di significato.
Anche i miei figli hanno camminato con me in questo cammino di fede.
Ho avuto la benedizione di portare il mio figlio maggiore, condividendo lo sforzo e l’impegno, e il mio figlio più piccolo, con ogni abbraccio, mi ricordava qualcosa di molto profondo e vero:

«Non sei solo».
Portare Gesù sulle spalle è stato più di un atto fisico; è stata un’esperienza spirituale profonda.
Ad ogni passo ho sentito il peso della croce, ma ho sentito anche l’amore che Lui ha avuto per noi.
La stanchezza ai piedi, il dolore alle braccia e alla schiena si sono trasformati poco a poco in un’offerta silenziosa, un modo semplice per dire a Gesù:
«Eccomi, Signore, cammino con te».
Non è stato facile, ma nel mezzo dello sforzo ho capito che anche il sacrificio può essere preghiera.
Ogni goccia di sudore, ogni momento di fatica, ogni respiro profondo, si è trasformato in un atto d’amore e di gratitudine.
E quando è arrivata l’ora delle 3 del pomeriggio, il momento dell’adorazione della Croce, ho vissuto qualcosa di nuovo nella mia vita.
Era la prima volta che partecipavo a questo atto così sacro, ed è stata un’esperienza bellissima, piena di silenzio, rispetto e profonda riflessione.
Contemplando la Croce, ho ricordato la passione e la morte di Gesù Cristo, e nel mio cuore è nato un sincero ringraziamento per il sacrificio che ha fatto per tutti noi.
Oggi ho capito che essere laico non significa solo assistere o partecipare, ma donarsi, servire, accompagnare e camminare con Gesù in mezzo al popolo.
Essere laico è vivere la fede con i piedi stanchi, con le mani occupate e con il cuore disponibile.
Questo Venerdì Santo non solo l’ho ricordato… l’ho vissuto.
L’ho vissuto in comunità, con gli amici, con sacerdoti che ispirano, l’ho vissuto in famiglia, l’ho vissuto nel servizio, l’ho vissuto nel dolore offerto e nella profonda gratitudine.
E alla fine della giornata, anche se il corpo è stanco, l’anima è in pace, perché so che ogni passo che ho fatto, ogni sforzo che ho offerto, è stato un piccolo segno d’amore per Colui che ha dato la sua vita per noi sulla Croce.
Grazie, Signore Gesù, per il tuo sacrificio, per il tuo amore infinito e per avermi permesso di camminare con te in questo Venerdì Santo, accompagnato dalla mia famiglia, dalla mia comunità e dai nostri sacerdoti, che sono stati riflesso della tua presenza e del tuo amore in ogni momento.
LMC Guatemala







