Laici Missionari Comboniani

La missione continua

Brasil

Nella settimana dal 23 al 30 agosto, mese vocazionale, abbiamo vissuto qui nella missione comboniana di Piquiá, ad Açailândia, nello Stato del Maranhão, nel nord-est del Brasile, momenti di grande spiritualità comboniana.

Sono stati giorni caratterizzati da una forte partecipazione della popolazione di questa regione, dove i Comboniani – sacerdoti, fratelli e laici – operano da 35 anni.

Ci sono state messe, incontri, visite, momenti di condivisione e di convivialità. E domenica scorsa, 30 agosto, si è celebrata la Messa di Ringraziamento per tutto questo cammino missionario e per i 25 anni di ordinazione sacerdotale di p. Joseph Mumus Mumbere, attualmente parroco della parrocchia di Santa Luzia, a Piquiá.

La Messa è stata celebrata da mons. Vilsom Basso, vescovo di Imperatriz, e concelebrata da quattro sacerdoti comboniani che hanno prestato servizio a Piquiá nel corso di questi 35 anni di storia, oltre che con la partecipazione dei laici missionari comboniani presenti sul posto.

Tito e Regimar

Coppia LMC nella Missione di Piquiá.

LMC: Dalla collaborazione alla corresponsabilità nella missione

Asamblea Italia 2026

Quattro decine di Laici Missionari Comboniani italiani hanno trascorso il fine settimana del 5 e 6 settembre presso la Casa Generalizia dei Comboniani a Roma, riuniti per la loro assemblea annuale. Il Superiore generale padre Luigi Codianni ha lasciato loro un messaggio di gratitudine e di incoraggiamento a camminare insieme, sia a livello nazionale sia internazionale.

Carissimi,

è per me una grande gioia potervi incontrare qui, nella nostra casa di Roma, in occasione del vostro raduno. Vorrei anzitutto esprimervi la mia gratitudine per la vostra presenza, per il cammino che state facendo e, soprattutto, per il vostro impegno nella missione.

Vorrei iniziare proprio da un grazie. Grazie per ciò che siete e per ciò che fate; grazie per la vostra disponibilità, per il tempo che mettete a servizio della missione, per le vostre energie, le vostre competenze, la vostra passione e anche per le vostre famiglie, che spesso condividono e sostengono le vostre scelte missionarie.

La missione oggi non può essere pensata soltanto come compito di persone consacrate. La missione appartiene alla Chiesa e, nella Chiesa, appartiene a tutti i battezzati. Per questo la vostra presenza come Laici Missionari Comboniani (LMC) non è qualcosa di marginale o semplicemente complementare rispetto alla missione dei Missionari Comboniani. È una presenza che arricchisce la missione e che ci aiuta a comprendere sempre meglio che cosa significa essere Chiesa missionaria.

Una storia da custodire e da rinnovare

Vorrei anche riconoscere in voi una grande risorsa e un grande potenziale missionario laicale comboniano.

Gli LMC in Italia hanno una storia importante, costruita nel corso degli anni attraverso tante persone, tante esperienze, tante partenze e tanti ritorni, tanti momenti di entusiasmo ma anche, certamente, momenti di fatica e di difficoltà.

È una storia che non deve essere dimenticata. Una storia da custodire, ma non semplicemente da conservare.

Una storia viva è infatti una storia capace di rinnovarsi.

Il carisma di San Daniele Comboni non è un patrimonio da mettere in una teca e guardare con nostalgia. È un dono dello Spirito affidato alla Chiesa e che ogni generazione è chiamata a incarnare nel proprio tempo.

Per questo vi incoraggio a mantenere viva la vostra identità missionaria comboniana, cercando continuamente di comprendere come il carisma di Comboni possa essere vissuto oggi, nelle condizioni concrete del nostro mondo.

Essere fedeli al carisma non significa semplicemente ripetere ciò che è stato fatto in passato. Significa avere lo stesso cuore missionario di Comboni e, con quel cuore, saper leggere il presente e affrontare le sfide nuove.

Lasciarsi rinnovare dalla missione

Per questo vorrei esortarvi a rimanere aperti, disponibili e capaci di lasciarvi continuamente rinnovare dalla missione.

Viviamo in un mondo che cambia rapidamente. Cambiano le società, cambiano le Chiese, cambiano le situazioni politiche ed economiche, cambiano le modalità di comunicazione e anche il modo in cui le persone vivono la fede.

Anche la missione, quindi, ci chiede di cambiare.

Non possiamo limitarci a ripetere schemi conosciuti. Siamo chiamati a discernere i segni dei tempi e a domandarci continuamente: dove ci sta chiamando oggi il Signore? Di che cosa ha bisogno la missione? Dove possiamo mettere a disposizione ciò che siamo e ciò che abbiamo ricevuto?

In questo senso, la vostra esperienza missionaria internazionale è una grande ricchezza.

I LMC italiani hanno assunto responsabilità importanti in diverse parti del mondo: in Brasile, Perù, Messico, Kenya, Mozambico e Repubblica Centrafricana. Queste presenze non devono essere considerate semplicemente come singole esperienze personali. Esse fanno parte di un cammino più grande e rappresentano una responsabilità per tutta la famiglia comboniana.

La missione, infatti, ci chiede di uscire da noi stessi e dalle nostre sicurezze. Ci chiede di essere disponibili a partire, ma anche disponibili a cambiare, ad ascoltare, a imparare dalle Chiese locali e dalle persone con cui condividiamo la vita.

Il missionario non arriva per portare tutto già deciso. Arriva per incontrare, ascoltare, condividere e costruire insieme.

Una famiglia missionaria che deve crescere nella comunione

Vorrei poi invitarvi a fare un ulteriore passo nel rafforzamento della vostra comunione.

Avete una dimensione nazionale, ma siete parte di una realtà che è ormai chiaramente internazionale. E questa dimensione internazionale è una grande ricchezza, ma comporta anche una responsabilità.

Dobbiamo evitare il rischio che ogni gruppo, ogni Paese o ogni realtà proceda semplicemente per conto proprio.

Essere LMC significa sentirsi parte di una realtà più grande. Significa poter dire: questa è la mia comunità, questo è il mio gruppo, ma questa è anche la mia famiglia missionaria internazionale.

Per questo è importante lavorare maggiormente sulla coesione tra i diversi gruppi, favorendo la conoscenza reciproca, la comunicazione, la condivisione delle esperienze e anche una maggiore corresponsabilità.

E la corresponsabilità non può essere soltanto pastorale. È anche economica.

Quando diciamo di essere una famiglia, dobbiamo essere disposti anche a farci carico delle difficoltà degli altri. Non possiamo pensare soltanto alle necessità della nostra realtà locale. Dobbiamo avere uno sguardo più ampio e domandarci come sostenere anche gli LMC che vivono situazioni di maggiore fragilità in altre parti del mondo.

Questa solidarietà concreta è una delle espressioni più belle della fraternità missionaria.

Camminare insieme a livello nazionale e internazionale

Vorrei inoltre sollecitarvi a mantenere una buona armonia tra le decisioni che prendete a livello nazionale e il cammino che gli LMC stanno facendo a livello internazionale.

Penso in particolare alle decisioni e agli orientamenti emersi dall’ultima Assemblea di Maia, in Portogallo.

Il cammino internazionale non deve essere percepito come qualcosa di lontano dalla realtà italiana. Al contrario, dovrebbe diventare un punto di riferimento per tutti.

Siamo chiamati a camminare insieme, riconoscendo che le diverse realtà nazionali hanno certamente le proprie caratteristiche, ma appartengono a un’unica famiglia e condividono una stessa vocazione missionaria.

Questo è particolarmente importante anche in questo momento, nel quale è in corso il processo di riconoscimento degli LMC come Associazione Internazionale di Fedeli da parte del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Si tratta di un passaggio importante, che chiede maturità, senso ecclesiale e capacità di assumersi responsabilità.

Per questo è importante che le realtà nazionali sappiano confrontarsi, dialogare e armonizzare il proprio cammino con quello internazionale.

Rafforzare il senso di appartenenza

Vorrei anche ricordarvi un aspetto che considero fondamentale: il senso di appartenenza.

Non è sufficiente essere LMC perché si partecipa a qualche attività missionaria o perché si è vissuta un’esperienza in missione.

Essere LMC significa appartenere a una realtà, condividere un cammino, riconoscersi in una vocazione e sentirsi responsabili gli uni degli altri.

Il senso di appartenenza non nasce automaticamente. Deve essere coltivato.

Per questo è importante una costante opera di animazione, accompagnamento e formazione. È necessario aiutare le persone a comprendere sempre meglio che cosa significhi essere Laici Missionari Comboniani e accompagnarle nelle diverse fasi della loro vita e del loro cammino.

Questo vale soprattutto per i giovani e per coloro che si stanno avvicinando alla realtà degli LMC.

Abbiamo bisogno di una vera promozione vocazionale missionaria laicale. Non possiamo aspettare semplicemente che le persone arrivino. Dobbiamo andare loro incontro, raccontare la bellezza della missione, testimoniare ciò che significa vivere il Vangelo nella quotidianità e mostrare che anche oggi esiste una chiamata missionaria per i laici.

La missione ha bisogno di vocazioni. E ha bisogno di vocazioni mature, generose, disponibili e capaci di vivere la missione non come un’esperienza individuale, ma come un cammino ecclesiale.

La missione ha bisogno dei laici

Vorrei infine sottolineare una convinzione che considero particolarmente importante: oggi, forse più che in passato, la missione ha bisogno dei laici e delle laiche.

Ha bisogno delle loro competenze professionali, della loro esperienza, della loro creatività, della loro capacità di stare dentro la società e di entrare in relazione con ambienti nei quali noi religiosi spesso facciamo più fatica a entrare.

Ma soprattutto la missione ha bisogno della loro testimonianza.

Il mondo non ha bisogno soltanto di persone che parlino di missione. Ha bisogno di uomini e donne che sappiano vivere il Vangelo dentro la vita quotidiana, nel lavoro, nella famiglia, nella società, nelle relazioni, nelle situazioni concrete in cui si trovano.

Per questo la vostra vocazione non è una semplice collaborazione con noi Missionari Comboniani. È una vocazione missionaria a pieno titolo.

Noi siamo chiamati a riconoscerla, accompagnarla, valorizzarla e farla crescere.

Una collaborazione che ci arricchisce reciprocamente

Da parte nostra, vorrei assicurarvi che i Missionari Comboniani continueranno a essere aperti e disponibili a questa vostra presenza e collaborazione.

Ma vorrei anche dirvi qualcosa di più: non consideriamo la vostra presenza soltanto come un aiuto che voi date a noi.

Anche noi riceviamo molto da voi.

La vostra presenza ci interpella. Ci aiuta a guardare la missione da prospettive diverse. Ci ricorda che il Vangelo deve entrare nella vita concreta delle persone e delle famiglie. Ci aiuta a comprendere che il carisma comboniano può essere vissuto in forme diverse e complementari.

Per questo dobbiamo imparare sempre più a camminare insieme, non gli uni accanto agli altri, ma gli uni con gli altri.

È questa, a mio avviso, la sfida che abbiamo davanti: passare dalla semplice collaborazione alla vera corresponsabilità nella missione.

Guardare al futuro con speranza

Carissimi LMC, avete una bella storia alle spalle, ma soprattutto avete davanti un futuro da costruire.

Non abbiate paura delle difficoltà. Non abbiate paura dei cambiamenti. Non abbiate paura di porvi domande nuove.

Abbiate invece il coraggio del discernimento, il coraggio di sognare, il coraggio di assumervi responsabilità e il coraggio di rinnovare ciò che deve essere rinnovato.

San Daniele Comboni ha creduto nella possibilità di una missione che sembrava impossibile. Ha avuto il coraggio di guardare oltre le difficoltà del suo tempo e di affidarsi a Dio.

Anche a noi oggi è chiesto di avere questo stesso coraggio.

Ringraziate, dunque, per la storia ricevuta.

Custodite ciò che è prezioso.

Rinnovate ciò che deve essere rinnovato.

Condividete le responsabilità.

Costruite una maggiore unità tra voi.

Apritevi alla dimensione internazionale.

E soprattutto continuate a lasciarvi guidare dallo Spirito, perché è Lui il vero protagonista della missione.

Da parte nostra, come Missionari Comboniani, desideriamo continuare a camminare con voi, mettendo in comune ciò che siamo, ciò che abbiamo e ciò che il Signore ci ha affidato.

Affidiamo questo vostro cammino a San Daniele Comboni, perché continui a ispirarvi e ad accompagnarvi nelle scelte che siete chiamati a compiere.

E affidiamoci anche alla Madre di Dio, nostra Madre, perché interceda per ciascuno e ciascuna di voi, per le vostre famiglie, per le vostre comunità e per tutti gli LMC del mondo.

Che il Signore vi benedica, vi accompagni e vi renda sempre più testimoni gioiosi e credibili del Vangelo e della missione.

Padre Luigi Codianni, mccj

Un viaggio missionario a Kumba, in Camerun

Monica en Camerun 2026

Vorrei trasmettervi la mia gioia, la mia emozione e il mio entusiasmo, insieme a un cuore pieno di gratitudine, al ritorno dalla missione delle suore di Santa Teresita del Niño Jesus di Buea a Kumba, in Camerun. Originarie della zona anglofona del Paese, diffondono la Parola di Dio nelle scuole, nelle parrocchie, negli ospedali… imparando a essere fedeli al Signore nelle difficoltà e nelle gioie, a partire dal postulato a Buea e dal noviziato a Kumba. Le novizie conducono una vita particolarmente dura, ma la gioia che trasuda dal loro sacrificio rende evidente la loro vocazione e stare con loro è come trovarsi in paradiso per un po’, senza contare che cantano, suonano strumenti africani e creano… «musica celestiale». Mi chiamavano «aunty Monic» (zia Monica), il che mi faceva sentire come a casa, con le mie nipoti e con la loro madre, mia sorella Virginia.

Attraversando le tende del corridoio si faceva strada la comunità delle suore, di tutte le età e condizioni, laboriose e devote, ora et labora. La messa delle 6 del mattino era preceduta da una preghiera personale e comunitaria e poi ognuna al proprio lavoro: scuola, ospedale, università…

Sul retro del convento si apriva una porta sul giardino che collegava con il giardino adiacente, ovvero il campo da calcio della scuola secondaria di Saint John e, più in là, della scuola elementare.

Suor Christiana, direttrice della scuola secondaria, mi aveva introdotta lì due anni prima per tenere alcune lezioni nei corsi estivi. Ora potevo entrare con sicurezza nel corpo docente e sentirmi parte di loro, essendo stata accolta e amata fin dall’inizio. E con la libertà di poter andare nelle classi della scuola dell’infanzia e della scuola primaria per insegnare loro canzoni in spagnolo e imparare canzoni in inglese.

Mi hanno coinvolta così tanto nel corpo docente che mi hanno regalato la grande opportunità di partecipare a un corso di motivazione per insegnanti delle scuole secondarie, a cui abbiamo partecipato un sabato mattina, in un’altra città a due ore di distanza da…

Loro (gli insegnanti) erano un chiaro esempio di spirito di lavoro e sacrificio, in un paese dove la gente vuole prosperare… lavorare, migliorare… e lo fa con gioia, con battute e risate… (a volte ci sono lamentele, certo, siamo umani e il governo non aiuta)

E anche bevendo birre… troppe… questo unisce, rilassa, favorisce il buon umore, crea senso di comunità…

E il ballo!!! Che sia in discoteca, a scuola o in chiesa… e nella comunità delle suore, ovviamente!!! Il ballo e la musica sono l’essenza della loro vita, con essi rendono gloria a Dio, pregano e si divertono, è qualcosa di innato.

Anche le cadette rendevano onore a questa realtà del canto e del ballo come offerta di lode a Dio, formandosi nella fede e nel desiderio di seguire Dio attraverso la Vergine Maria, Regina delle cadette.

Proprio come la piccola comunità cristiana SCC di Santa Josefina Bakita a cui partecipavamo, pregando, cantando, unendo i nostri impegni… bambini e adulti, tutti insieme.

Voglio anche ringraziare Dio per gli angeli custodi che ha messo sul mio cammino, soprattutto nei momenti di difficoltà e di sofferenza fisica, momenti in cui non Lo vedevo… e mi lamentavo… e volevo tornare indietro… ma lì c’era suor Confort, nell’oscurità della notte… o fratello Malvis con la sua disponibilità disinteressata… e tanti altri aiuti… sempre suor Christiana e soprattutto suor Genevieve, suor Virginia, suor Honorine e suor Polaine, la mia salvatrice…

Tutte loro, insieme ai medici e alle infermiere (Shina) che lavorano con professionalità nonostante i mezzi insufficienti e si prendono cura dei malati con affetto, rispetto e simpatia, dimostrando grande vicinanza umana.

Sia a Kumba che nei piccoli villaggi circostanti (Bake’s village) ti accolgono con grande gioia e disponibilità, offrendoti il meglio che hanno.

Il mio cuore arde e mi commuove tanto l’amore che traboccano e tanta la gioia che irradiano.

La bellezza della natura che li circonda li rende veri e propri paradisi terrestri… le meraviglie del Creatore… dove l’anima gioisce in segno di ringraziamento e ammirazione…

Alzando lo sguardo…

Ma abbassando un po’ lo sguardo… il contrasto nel vedere quelle casette… prive di ogni comfort europeo… ti chiedi… e… questi bambini sono felici lì? E uno degli insegnanti mi ha risposto: «Certo». Ed eccoli lì che giocavano e saltavano. La gioia, lo stupore e l’innocenza dei bambini che non smettono mai di giocare, di cercare, di chiedere… e di trovare…

Le meraviglie di Dio all’opera!

Ringrazio per tutte le preghiere di tante persone… che danno così tanti frutti.

Monica B (candidata LMC in Spagna).

CONJUCOM 2026 – Perù “Passione per la missione e vita in comunione”

CONJUCOM 2026

I L.M.C.-TRUJILLO-PERÙ hanno condiviso alcune attività con i giovani durante il congresso giovanile comboniano tenutosi dal 3 al 7 agosto. Con grande gioia e la speranza di crescere nell’opera missionaria, illuminati dallo Spirito Santo e dal carisma di San Daniele Comboni. I giovani ci riempiono di entusiasmo; abbiamo bisogno di giovani determinati a proclamare la giustizia sociale a favore dei più poveri e ad annunciare il Vangelo di Cristo, seguendo le orme di San Daniele Comboni: «Io muoio, ma la mia opera non morirà».

È stato un ritrovarsi tra fratelli, con lo stesso impegno di camminare insieme con un solo cuore e un unico obiettivo: essere la Chiesa viva ovunque ci troviamo. In questa occasione abbiamo condiviso le esperienze della nostra pastorale del Sacro Cuore di Gesù – Parrocchia del Signore dei Miracoli, interagendo con diverse delegazioni provenienti dalle regioni e con i sacerdoti MCCJ, nostre guide.

Una delle nostre attività pastorali è l’avvio di un progetto produttivo:

«la realizzazione di un laboratorio di cucito, utilizzando come materie prime scarti tessili e generando opportunità sostenibili con un impatto sulla comunità di Túpac Amaru.

Il cui obiettivo è generare reddito, ridurre i costi per ottimizzare la produttività, promuovere l’imprenditorialità e la creatività dei membri della comunità. Affermare le pratiche ambientaliste della “cura della casa comune”, riducendo la quantità di rifiuti che produciamo, riutilizzando e dando una nuova utilità ai tessuti in disuso, nonché riciclando i tessuti per trasformarli in nuovi prodotti, principalmente il tessuto GIN; la cui degradazione nel suolo genera inquinamento chimico dovuto ai coloranti pesanti, l’accumulo di microplastiche sintetiche che altera gravemente il pH e danneggia il microbiota, accelerando l’erosione del terreno.

CONJUCOM202611
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«LA CURA DELLA CASA COMUNE È ANCHE UN’ESPRESSIONE DI FEDE» (LAUDATO SI’, punti chiave del paragrafo 210).

Teodolinda Chinguel Núñez, LMC Perù.

Un commosso addio a Marzena Gibek

Despedida Marzena

Il 3 agosto, Marzena Gibek ha concluso il suo servizio missionario triennale a Kitelakapel, nel West Pokot, ed è tornata in Polonia.

Negli ultimi tre anni, Marzena si è dedicata con tutto il cuore al servizio della popolazione del West Pokot. In qualità di fisioterapista presso il dispensario di Kitelakapel, ha assistito innumerevoli pazienti con compassione, professionalità e amore, portando guarigione, speranza e conforto a molte famiglie.

La sua missione è andata ben oltre l’assistenza sanitaria. Marzena si è anche occupata con dedizione della cappella di Kitelakapel, contribuendo a renderla un luogo accogliente di preghiera e culto. Ha dato forza alle donne del posto organizzando laboratori di cucito e insegnando loro a realizzare bellissimi braccialetti, fornendo loro competenze pratiche, fiducia in se stesse e nuove opportunità.

Dire addio non è stato facile. Gli abitanti di Kitelakapel si sono riuniti per esprimere la loro profonda gratitudine per il suo servizio disinteressato, la sua gentilezza e la sua amicizia. Anche la nostra comunità missionaria in Kenya le ha riservato un addio caloroso e commovente. È stato un momento bellissimo, pieno di gratitudine, amore e tanti ricordi preziosi.

Cara Marzena, grazie per i tuoi tre anni di fedele servizio missionario. Grazie per aver condiviso i tuoi doni e talenti, il tuo tempo e il tuo cuore con la gente di Kitelakapel. Che Dio ti benedica abbondantemente mentre inizi questo nuovo capitolo della tua vita, e che l’amore e la speranza che hai seminato qui continuino a dare frutti per molti anni a venire.

Ci mancherai e avrai sempre un posto speciale nei nostri cuori.

Che Dio ti benedica e grazie di tutto!

LMC Kenia