Spiritualità

Il cuore di Gesù – Missione dalla compassione

Corazon de Jesus ComboniMosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!» (Mc 1,41)

Questa semplice azione di Gesù è piena di significato ed esprime con forza il suo atteggiamento verso gli emarginati. È anche un atto di ribellione contro l’ingiustizia basata su un sistema socio-religioso di esclusione. Così il Padre si rivela a noi (Col 1,5), in un Figlio che, percorrendo le strade della Palestina, osa toccare un lebbroso per guarirlo. Marco, già nel primo capitolo, ci rivela come sia capace di amare Cristo, con un cuore che trabocca di compassione, il volto di Dio visibile che lo ha inviato (Mc 1,1).

La devozione al Cuore di Gesù è, fin dalle origini del nostro Istituto, una fonte di spiritualità dove la nostra missione è saldamente radicata. In essa entriamo nell’intimità della persona di Gesù, nei suoi atteggiamenti, nei suoi desideri e nella visione del mondo nuovo che le Beatitudini annunciano. Pertanto, la loro contemplazione ci rivela il nucleo della nostra vita consacrata: la centralità dell’amore di Dio come chiave di lettura della Storia della Salvezza. Un amore che si incarna e si definisce come passione totale per l’umanità (AC 2015, n. 22). Per approfondire questo mistero la preghiera personale è uno spazio qualificato perché è un incontro intimo con Gesù in umiltà. Diventa così un’esperienza di perdono, di accoglienza e di gratuità, che ci trasforma e ci modella secondo il suo Cuore.

Il Cuore trafitto del Buon Pastore ci chiama al dono costante di noi stessi, con tutto ciò che siamo. La missione è offrirsi senza aspettarsi nulla in cambio, svuotare la propria vita per gli altri. Questa è la nostra consacrazione: fare della nostra vita uno strumento della misericordia del Padre incarnato nel carisma dato a Comboni. La nostra storia, con tutti i suoi limiti e le sue incoerenze, ci lascia testimonianze indelebili di confratelli che hanno consumato la loro vita fino alla fine per la causa del Vangelo. Uomini che si sono lasciati modellare in un ciclo di conversione permanente attraverso l’esperienza di relazione con l’amore del Padre, diventare pane per gli affamati e speranza per i disperati (AC 2015, n. 14).

Marco ci parla della vita di un uomo che ha come caratteristica principale la compassione, perché questo è il volto che il Padre ha voluto mostrarci. La sua attenzione ai più poveri diventa così un elemento costitutivo della missione della Chiesa. Un aspetto chiaramente presente in Comboni (S 2647). La contemplazione del Cuore di Gesù ci spinge ad una particolare vicinanza agli esclusi e ci chiama a cercarli in nuovi ambiti, dove la vita è messa ai margini. Allo stesso tempo, il nostro stile di vita, che può essere un ostacolo al dinamismo e alla flessibilità della missione di oggi, viene messo in discussione. Tutta la nostra attività e riflessione devono venire dal basso, a contatto con l’umanità inchiodata alla croce. Questa è l’espressione più radicale della totale donazione del Figlio ed è ancora oggi molto presente in alcuni dei paesi in cui operiamo che subiscono la guerra o altre forme di violenza. La nostra presenza missionaria è segno dell’amore che sgorga dal Cuore di Gesù (RV 3.3).

Comboni, uomo segnato dall’esperienza religiosa del suo tempo, ha sviluppato una propria dimensione missionaria della spiritualità del Cuore di Gesù. Il dono totale del Padre nel Figlio è un segno d’amore che ci apre ad una nuova speranza. Il Regno è un programma di liberazione della vita in pienezza (S 3323). Questa profonda convinzione lo portò a percorrere migliaia di chilometri attraverso il Nilo e il deserto, mettendo in pericolo la sua vita perché il Cristo trafitto è anche fonte di vita per i più lontani. L’audacia del nostro Fondatore nell’aprire nuove frontiere all’evangelizzazione fa parte della nostra spiritualità e missione. La rivisitazione della Regola di Vita è anche un’opportunità per crescere nella passione per il Vangelo alla ricerca dei dimenticati.

Le sfide del mondo di oggi rendono urgente la nostra missione. Viviamo in tempi pieni di aspettative e desideri di nuove strutture politiche, economiche o sociali. C’è una ricerca profonda e sincera di senso, ma che facilmente cade in risposte effimere che portano solo all’alienazione o al nichilismo. La follia del Vangelo (1 Cor 1,25) trasforma il cuore e il mondo; il nostro Istituto continua ad essere chiamato a camminare, con la compassione di Gesù, a toccare i lebbrosi di oggi.

La festa del Sacro Cuore ci dia la grazia di continuare a crescere nell’amore.

Il Consiglio Generale, mccj

Diario di bordo Simone da RCA

Simone Mongoumba

Ciao a tutti come state? spero tutto bene…qui é iniziata la stagione delle pioggie e per gli spostamenti avremmo bisogno dell’arca di Noè…
… però quando piove Mongoumba si ferma (come tutta la Repubblica Centrafricana credo), i bambini e i maestri non vengono a scuola, in giro non c’è nessuno, e noi possiamo… …dormire…tutto il giorno… 🙂 … al suono della pioggia che cade…
…e pensare a tutti voi che siete in Portogallo, in Polonia e in Italia… in tutto il mondo… 🙂
… La missione ha i suoi pro e i suoi contro… 🙂

ESPERGESIA

Yo nací un día
que Dios estuvo enfermo.

Todos saben que vivo,
que soy malo; y no saben
del diciembre de ese enero.
Pues yo nací un día
que Dios estuvo enfermo.

Hay un vacío
en mi aire metafísico
que nadie ha de palpar:
el claustro de un silencio
que habló a flor de fuego.

Yo nací un día
que Dios estuvo enfermo.

Hermano, escucha, escucha…
Bueno. Y que no me vaya
sin llevar diciembres,
sin dejar eneros.
Pues yo nací un día
que Dios estuvo enfermo.

Todos saben que vivo,
que mastico… y no saben
por qué en mi verso chirrían,
oscuro sinsabor de féretro,
lucidos vientos
desenroscados de la Esfinge
preguntona del Desierto.

Todos saben… Y no saben
que la Luz es tísica,
y la Sombra gorda…
Y no saben que el misterio sintetiza…
que él es la joroba
musical y triste que a distancia denuncia
el paso meridiano de las lindes a las Lindes.

Yo nací un día
que Dios estuvo enfermo,
grave.

(César Vallejo)

Simone Mongoumba

In questa notte profonda, densa, cupa, appiccicaticcia, penetrante, spesso desolante e sconfortante che avvolge tutta la Repubblica Centrafricana, ci sono dei lampi di luce abbagliante che dura solo un istante…
…lampi di fucili, di spari, di armi, di granate seguite da un tremendo frastuono…
…e lampi di … ESPERGESIA… lampi GENERATORI di SPERANZA…

…a Bangui, nel quartiere chiamato KILOMETRO 5, nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima (dove ho vissuto 45 giorni e studiato il Sango), nel giorno della solennità di San Giuseppe lavoratore (1 maggio), durante la messa, sono risuonati lampi di fucili, di spari, di armi, di granate…un attacco ben pensato e programmato da persone che vogliono che questa notte continui in eterno…16 vittime!

Abbiamo immediatamente percepito che il rombo del tuono della deflagrazione è risuonato in tutto il mondo (qualcuno ci ha scritto dal Brasile), abbiamo sentito il calore della vostra vicinanza…noi stiamo bene…non siamo stati testimoni diretti…ci raccontano che lentamente la situazione si sta “normalizzando”, e infatti è così…dopo i lampi delle armi, siamo tornati alla normalità di vivere in una quotidiana notte ancora più oscura…

Simone Mongoumba

…a Mongoumba, lampi di ESPERGESIA, lampi GENERATORI DI SPERANZA… lampi infinitesimali ma di Luce sfolgorante…le nostre visite agli accampamenti pigmei, i martedì mattina con i bebè del programma “Malnutrizione”, le domeniche nelle chiesette per la preghiera con la comunità condividendo un po di polenta di manioca e qualche piccolo pesciolino appositamente pescato per noi, gli incontri del giovedì con il gruppo vocazionale, i pomeriggi trascorsi a disegnare e colorare, le passeggiate infinite circondati da bambini festanti… e i piccoli fagottini pigmei appena nati…che ti guardano con i loro occhietti semi aperti e sembrano dirti…
“Io sono nato un giorno in cui Dio stava malato…e malato grave”…
…ma se sono nato in questa notte infernale c’é ancora…
ESPERGESIA…

Un saluto, un abbraccio, un bacio, una preghiera, un GRAZIE…
Simone LMC

La notte dei desideri

LMC RCA12 marzo 2018
Giorno 388 Restanti 712

Ciao a tutti come state? spero tutto bene…é stato un pò strano questo Natale e inizio di anno 2018, vissuto al caldo della Repubblica Centrafricana, indossando le t-shirt dell’estate e mangiando merluzzo alla portoghese… 🙂

LA NOTTE DEI DESIDERI

Qui é NOTTE! Una NOTTE profonda che avvolge tutto! Una NOTTE che non é come tutte le altre NOTTI, perché é una NOTTE perenne! É NOTTE anche in pieno giorno! Noi viviamo in una NOTTE, viviamo in un presente infinito, viviamo come se non ci fosse un domani!!!

Le nostre scuole avrebbero bisogno di essere ristrutturate, perché i mattoni vengono letteralmente mangiati dalle termiti e quando piove, si allagano, di NOTTE sono la casa dei pipistrelli che le rendono nauseanti…
I nostri ospedali mancano di medicinali, non c’é cibo per le persone ricoverate, chi ha bisogno di essere operato deve procurarsi il materiale e pagare tutto fino all’ultimo franco…
Le nostre strade hanno buche che sembrano crateri a causa dei grossi camion e della pioggia, la velocita media Bangui-Mongoumba é di 30km/h e la  durata del nostro viaggio 7/8 h…
Avremmo bisogno di un ponte sul fiume Lobaye o di un nuovo battello perche i grossi e pesanti camion delle multinazionali straniere che esportano il nostro legname della foresta lo hanno gravemente danneggiato… Avremmo bisogno di dottori,pediatri, infermieri, maestri, insegnanti, professori universitari per prendersi cura e formare le nuove generazioni invece…

…arriveranno altri soldati!

Forse solo io non capisco come altri soldati possano farci uscire da questa NOTTE buia e profonda in cui viviamo!!!

Il nuovo anno ci ha portato in regalo una nuova base militare nella nostra diocesi di Mbaiki…é arrivato il bulldozer, ha spianato un enorme terreno, ha scavato rapidamente il fossato, elevato grandi muraglie di terra ed ecco… un bella, nuova, sicura base militare ONU…per proteggerci da chi??? La Lobaye é l’unica zona tranquilla del Centrafrica!!!

Forse solo io non capisco come piú soldati, piú armi, piú mezzi blindati, piú risorse per mantenerli, possano farci uscire da questa NOTTE oscura e paralizzante in cui viviamo!!! Con il rischio concreto che la NOTTE diventi ancora piu NOTTE. Siamo come degli acrobati che camminano sul filo, rischiamo di cadere ancora nella paura, invece di trovare il coraggio per uscire da questa NOTTE che sembra essere eterna!!!

Non ci sono soldi per le scuole, per la sanità, per gli stipendi dei maestri e professori, per gli ospedali, per riparare le strade…
…eppure ci sono soldi per costruire una nuova base militare e per gli stipendi di altri 900 soldati…

Forse io non capisco!!!

Qualcuno ci ha chiesto quale DESIDERIO avremmo DESIDERATO per la NOTTE di Natale…e per il nuovo anno 2018…

…un pò di LUCE…

…Il popolo che abitava nelle TENEBRE vide una grande LUCE…
…per quelli che abitavano in regione di ombra e di morte una LUCE é sorta… (Mt 4,16)

Un saluto, un abbraccio, un bacio, una preghiera e un GRAZIE…

Simone LMC

 

Jesús Ruiz Molina, vescovo ausiliare di Bangassou

Jesus Ruiz Il missionario comboniano spagnolo Jesús Ruiz Molina è stato ordinato vescovo ausiliare di Bangassou lo scorso 12 novembre nella Repubblica Centroafricana. La celebrazione ha avuto luogo a Bangui, perché la sua nuova città è raggiungibile solo in elicottero. In realtà, le autorità politiche e altri invitati non volevano andare a Bangassou a causa dell’insicurezza della zona. Dopo il Ciad e la città centroafricana di Mongoumba, Jesús Molina ha accettato di essere destinato in una località gravemente colpita dalla violenza di una guerriglia senza fine, per collaborare con il vescovo titolare Juan José Aguirre Muñoz, altro comboniano spagnolo, trovare strade per la pace e la riconciliazione e per servire i più poveri.

Dopo 25 anni in Africa, lei è stato nominato vescovo…

Jesus Ruiz

È stata una doccia fredda, anzi gelata, perché non mi sento degno né umanamente attratto. Alla fine di quest’anno avevo previsto il mio rientro in Spagna per lavorare nella pastorale vocazionale e con Giustizia e Pace; allo stesso tempo avrei potuto occuparmi dei miei anziani genitori e rimettermi un po’ in forma in tutti i sensi. Affidandomi a Dio ho detto sì e questo ha cambiato completamente la mia vita, che è già unita a questo popolo in forma sacramentale fino alla fine.

Bangassou è la zona dell’Africa più complessa nella quale è stato?

Ho vissuto 15 anni nella savana del Ciad in un contesto difficile, con carestie e guerre. Ho passato questi ultimi nove anni nella selva con i pigmei e con una popolazione poverissima. Bangassou in questo momento è una delle zone più in guerra dell’Africa. Vi si può arrivare solo in elicottero; le dodici parrocchie che abbiamo sono state saccheggiate dai 14 gruppi armati che si contendono il paese. La violenza e i massacri sono all’ordine del giorno. La maggior parte della popolazione è sfollata e la maggior parte dei sacerdoti e delle suore sono fuggiti. Nella cattedrale abbiamo passato quattro mesi senza celebrare la Messa perché abbiamo accolto 2100 rifugiati musulmani che gli antibalaka vogliono uccidere. Nessun funzionario dello stato accetta di venire qui. Per questo abbiamo deciso di celebrare la mia consacrazione episcopale a Bangui. La mia gente di Bangassou non potrà essere presente ma l’8 dicembre celebreremo una Messa di rendimento di grazie, per ringraziare Dio che non ci abbandona nel nostro dolore.

¿Quale deve essere, secondo lei, la missione di un vescovo in un luogo come Bangassou e, in concreto, la sua?

Non ho nessun piano prestabilito. Vado per stare con questa gente che soffre. Per me, essere vescovo non è una promozione, è la fiducia in Colui che amo e che mi invita a seguirlo sul cammino che sale a Gerusalemme: “Vieni e seguimi”. Non ho mai studiato per essere vescovo, la gente mi insegnerà. Il vescovo è colui che non abbandona il gregge quando arriva il lupo, che veglia su tutti, quelli di dentro e quelli di fuori, che denuncia la morte dell’ingiustizia e annuncia la salvezza che è vita in Gesù Cristo. Oggi a Bangassou abbiamo bisogno di pace, di molta pace per curare le tante ferite del corpo e, soprattutto, dello spirito; abbiamo bisogno di riconciliarci e di perdonarci; abbiamo bisogno di costruire assieme un futuro per questa popolazione che è traumatizzata, per questo continueremo a sforzarci per mettere in piedi le scuole, curare gli ammalati, occuparci degli ultimi e degli abbandonati; staremo dalla parte dei più deboli, lavoreremo per la giustizia, unica garanzia di una pace autentica, e in tutto ciò continueremo ad annunciare la buona notizia di Gesù, che è venuto perché abbiamo la vita e vita in abbondanza. Al mio popolo oggi hanno strappato questa vita.

Lei ha Mons. Aguirre e il card. Nzapalainga come referenti…

Indubbiamente avere dei referenti come Aguirre o il card. Nzapalainga, che quotidianamente incarnano il Vangelo, mi incoraggia e mi stimola nella mia condizione di novizio. Ma sono tanti i maestri che mi incoraggiano, dalle suore che lavorano dalla mattina alla sera in mezzo ad una violenza enorme ai preti locali che rischiano la loro vita pur di salvare qualcuno; quei cristiani che vivono la misericordia nel quotidiano… il popolo di Dio è un grande stimolo per un pastore, il popolo ci insegna ad essere pastori.

Lei è sempre stato accanto ai poveri, è questa la sua opzione preferenziale?

Jesus Ruiz

Questa opzione preferenziale per gli ultimi, quelli che non contano, gli scartati, come dice il Papa, viene da Gesù di Nazareth. Gesù ci ha mostrato un Dio imparziale che si china gratuitamente e amorevolmente verso quelli che il mondo disprezza. E io, che sono uno che ricerca sempre e non è mai soddisfatto, ho scoperto che proprio in ciò che questo mondo disprezza si trova il vero volto di Dio. I poveri, gli umili, gli affamati, quelli che piangono, i perseguitati, quelli che invocano giustizia… sono loro la Bibbia fatta carne. Ho ricevuto questo grande tesoro di poterli servire un po’ e sono contento di essere il grande beneficiario, poiché sono i poveri che mi danno Dio.

Come missionario comboniano il suo legame con l’Africa è molto forte. È ancora il continente dimenticato del nostro tempo?

L’Africa non conta nell’organigramma economico mondiale; il terribile attentato di Barcellona è stata una notizia internazionale, eppure, lo stesso giorno, centinaia di persone assassinate nella mia diocesi non hanno avuto neanche una riga dalla stampa. Un sottile neocolonialismo si impone oggi in Africa; le potenze mondiali si contendono senza scrupolo le sue ricchezze, provocando guerre, distruggendo culture, sterminando intere popolazioni… Ma l’Africa è vita con la maiuscola. L’origine dell’umanità è in Africa e, ripeto, il futuro di questa umanità passa per l’Africa.

Jesus Ruiz Vescovi della Repubblica Centroafricana.

Diario di Bordo Simone Mongoumba

LMC RCA

04 Novembre 2017
Giorno 261 Restanti 839

Ciao a tutti/tutte, come state?…qui tutto bene, sono partito in fretta e furia da Bangui il 19 agosto, continuando lo studio della lingua Sango direttamente sul campo a Mongoumba…sono volati veloci come il vento circa 3 mesi… ecco un’altra canzone per esprimere a parole tutta l’immensitá vissuta…
…COME UN FIUME dei Nomadi…

Mongoumba…
HA L’ODORE DELL’AFRICA,
COME I SOGNI FATTI UN PO’ DI TERRA E FANGO,
COME I PIEDI DI CHI É STANCO MA CAMMINA,
PERCHÉ SA CHE QUESTA VITA É SOLO UN VIAGGIO,
UNA STRADA CHE NON SAI DOVE TI PORTA, SE UN GIORNO TI PORTASSE IN QUALCHE POSTO,
NEI VILLAGGI DALLE CASE SFILACCIATE, DOVE VIVERE É UNA LOTTA AD OGNI COSTO.

Domenica 22 ottobre LA STRADA MI HA PORTATO A MOLABAYE, distante solo 11 km da Mongoumba, come Emmaus da Gerusalemme, 2 ore di cammino: 06.15-08.15! Non sono le case costruite a fianco della STRADA, ma é la STRADA che entra nella CASE SFILACCIATE, fatte di TERRA E FANGO, DOVE VIVERE É UNA LOTTA AD OGNI COSTO! Già alle 06.15 tutti sono svegli e comincia la vita: chi pesta la manioca per preparare un pò di cibo, chi intreccia bambú da rivendere per guadagnare un pò di denaro, chi si fabbrica i mattoni di TERRA E FANGO per costruirsi la casa, chi lava i suoi bambini in un piccolo secchio con un pò di acqua, i bambini scalzi che giocano con un pallone di foglie intrecciate! Il ritmo del cammino lento…COME UN FIUME, perchè tutti vengono a salutarti e i bambini appena ti scorgono in lontananza cominciano a gridare e saltare: “BWA BWA BWA” (Padre) o “MUNGIU MUNGIU MUNGIU” (penso derivi da Bonjour, Bianco), si schierano in fila, strette di mano, sorrisi in abbondanza, saluto a destra e a sinistra… ci saranno molti VIAGGI su questa STRADA e nella VITA di questa gente, perché mi hanno affidato il servizio pastorale del settore sud della parrocchia…4 cappelle: Molabaye, Gouga, Ikoumba1 e Ikoumba2…

TANTE VOLTE L’HO INCONTRATO GIÚ AL MERCATO,
CON QUELL’ARIA BATTAGLIERA CHE LO INVADE,
CON LO SPIRITO GUERRIERO DEL SOLDATO,
CHE SI RIALZA CENTO VOLTE QUANDO CADE,
PERCHÉ SA CHE SI ALZERÁ CON ALTRI CENTO,
CHE TRA I CAMPI HA VISTO NASCERE E MORIRE,
COME NASCE E MUORE LÌ UN COLPO DI VENTO,
LA SPERANZA E LA VOGLIA DI DIRE.

Qui é una LOTTA, p.Alex Zanotelli direbbe che é la LOTTA tra il Dio della vita e il Sistema di morte che opprime la Repubblica Centrafricana! I nostri campi di battaglia, dove tocchiamo il nostro limite umano, sono i 5 posti di Sante sparsi nella parrocchia, sono piccoli ambulatori-farmacia che cerchiamo di visitare con regolarità, uno di questi si trova a Safa Tavares. Le mamme arrivano con i loro bébé malnutriti, li pesiamo, misuriamo l’altezza, facciamo test PB (misuriamo circonferenza braccio), test dell’appetito con un bel sacchettino di PumplyNut (sembra burro d’arachidi molto nutriente), per qualcuno un pò di medicine e valutiamo se il bambino faticosamente, con tutti i nostri sforzi umani, migliora. Operazioni sulla carta facili e semplici, ma i bébé si dimenano, urlano, gridano con tutta l’ARIA BATTAGLIERA CHE LI INVADE, tirano fuori tutto il loro SPIRITO GUERRIERO DEL SOLDATO, segno che sono pieni di vita, hanno voglia di lottare e combattere!!!

Mongoumba…
HA LO SGUARDO…DELLE MOGLI, DELLE MADRI CHE OGNI SERA, ASPETTANO CON ANSIA LA MATTINA, E OGNI MATTINA ASPETTANO SERA E NON SANNO MAI SE RIDERE O PREGARE QUALCHE DIO CHE É LÌ AFFACCIATO ALLA FINESTRA,
PERCHÉ A VOLTE DIO NON SA COSA ASCOLTARE,
E FINGENDO MUOVE LA TESTA.

LO SGUARDO DELLE MADRI parla…anche se le nostre lingue sono diverse! Spesso LO SGUARDO DELLE MADRI urla “il mio bambino sta male…fate qualcosa vi prego!”. Sappiamo già dallo SGUARDO DELLE MADRI quale sarà l’esito della nostra battaglia! Qui i freddi numeri delle statistiche sulla mortalità infantile si fanno carne, hanno un volto e un nome!!! A volte di notte sentiamo le urla di madri inconsolabili che provengono dall’ospedale… “Un grido è stato udito, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata…” (Mt 2,18). Quali parole possono consolare una madre inerme che vede morire il suo bambino?…
Madri che pregano dalla mattina alla sera… il ritornello della canzone sembra il grido delle madri a Dio…”AI SIGNORI DELLA GUERRA DIAMO IL SANGUE PERCHÉ É UN SANGUE CHE SA SCORRERE LONTANO, COME UN FIUME CHE ATTRAVERSA UN CONTINENTE ED INVADE TUTTI GLI ALTRI PIANO PIANO.”

TANTE VOLTE L’HO INCONTRATO NEI SOBBORGHI, O NEI VICOLI SBUCARE TRA I PALAZZI,
COME UN FARO CHE PUNTA LA SUA LUCE, SUI BAMBINI CHE CORRONO SCALZI,
ED É LÌ CHE STRINGE I PUGNI UN’ ALTRA VOLTA, E UN’ ALTRA VOLTA CORRE A LOTTARE,
HA IL CAVALLO PIÚ VELOCE DEL VENTO, QUESTO VENTO CHE STA PER CAMBIARE.

I bambini scandiscono il nostro ritmo quotidiano…sono il nostro orologio…dopo la messa del mattino, senti il vociare dei bambini nel cortile, segno che é ora di finire di bere il the e di cominciare la scuola 07.30…silenzio: tutti sono in classe…urla festanti: ricreazione 10.30…silenzio: tutti di nuovo in classe…urla festanti: scuola finita 12.30 é ora di pranzo! Dopo un pò di silenzio, nel pomeriggio piccole testoline e occhi furbetti SBUCANO tra le finestre, alzi la testa e spariscono PIÚ VELOCI DEL VENTO, li senti CHE CORRONO SCALZI in veranda, sussurrano “Augustaaa, Annaaa, Simoneee”, quando tutto il mondo sparisce e tempo della preghiera della sera, e la preghiera delle madri diventa la nostra preghiera…”AI PADRONI DELLA GUERRA DIAMO IL SANGUE PERCHÉ É UN SANGUE CHE SA SCORRERE LONTANO, COME UN FIUME CHE ATTRAVERSA UN CONTINENTE ED INVADE TUTTI GLI ALTRI PIANO PIANO.”

…perché Dio SA COSA (chi) ASCOLTARE!!!

Speriamo che il VENTO STIA PER CAMBIARE!!!

Un saluto, un abbraccio, un bacio, una preghiera, un GRAZIE…mi viene da dirvi Buon Natale 🙂 perché non so quando sarà la prossima volta che uscirò da Mongoumba!!!

LMC RCA

…ciao ciao Simone LMC